domenica 20 agosto 2017

Il mio Quarantennale del Punk - pt. 2

5° Braccio, Torino, 1982
.



<<< vai alla Prima Parte<<<  

. Comincio subito con un errata corrige:


primo concerto delle Spillettes (Torino, 1979)
.
Ho appena trovato la foto che vedete qui sopra e che non ricordavo assolutamente di avere.
Mi rendo ben conto che a voi che leggete non interessano - giustamente - certi particolari, ma sono invece importanti per coloro che, interessati in prima persona, si trovassero per caso a leggere questi miei scritti.
.
Nello scritto precedente eravamo rimasti ai concerti delle Spillettes, la mia prima punk-band [non la mia prima "band" in assoluto, ma di questo ne parlerò magari un'altra volta] ma l'età comincia pian piano a far sbiadire i ricordi e trovando oggi questa foto ho avuto un vero colpo, visto che nel mio scritto precedente manca un pezzo, di cui mi scuso fin d'ora con Luca Signorelli [anche se non credo che capiterà mai su queste pagine].
.
Infatti tra i bassisti che si sono alternati nella breve vita delle Spillettes, tra A. e Andrea Signorelli - di cui parlerò approfonditamente più sotto - c'è stato proprio Luca Signorelli, che vedete qui sopra al basso, in quella che credo sia l'unica foto esistente al mondo del primo concerto in assoluto delle Spillettes.
.

Riprendo con la mia storia da dove l'avevo interrotta nel precedente capitolo.
.
...Nel frattempo mi ero diplomato: 36 politico con voto di consiglio e mia promessa solenne che mai avrei tentato di inserirmi professionalmente nel lavoro cui il diploma avrebbe dovuto prepararmi. [Ammesso alla maturità, sempre con voto di consiglio, con 10 in Storia dell'Arte, 9 in Italiano, 8 in disegno e "gravemente insufficiente" in tutte le altre materie.]
.
Non è importante il mio diploma, preso nel 1979, ma il fatto che proprio quell'anno, l'anno del diploma, del debutto dal vivo delle Spillettes, del mio prepararmi ad andare a vivere da solo, cominciarono i miei attacchi di panico. Insieme al Punk furono proprio loro a cambiarmi definitivamente la vita e a farmi intraprendere una strada che, forse, senza la loro sgraditissima compagnia mi avrebbe condotto altrove. 
.
Gli attacchi di panico modificarono radicalmente tutta quanta la mia esistenza, dagli atti concreti e banali della vita quotidiana [prendere il tram per andare a scuola o a provare con le Spillettes, poteva diventare un'impresa davvero, davvero ardua... che comunque affrontavo, volente o nolente ogni maledetto giorno...] alle profonde e continue riflessioni cui una mente inquieta, pessimista, e ora anche impanicata, com'era la mia si dedicava continuamente. Cambiarono realmente tutto
.
anche i grandi batteristi talvolta devono fermarsi a fare pipì
.
Non starò a sciorinare infiniti paragrafi sui miei attacchi di panico: dico solo che qualsiasi cosa racconterò da qui in poi, anche se gli attacchi non saranno nominati esplicitamente, bisogna immaginarla permeata, aggredita, fiaccata, condizionata dagli attacchi, che mi colpivano con una frequenza e un'intensità che nessuno mi avrebbe invidiato. 
.
Poteva prendermi un attacco durante l'esecuzione di un brano dal vivo con le Spillettes (e capitò eccome) e non avevo scelta se non continuare a cantare e a suonare, però come se lo stessi facendo direttamente dall'inferno e con un dolore psichico enorme, oltre alla convinzione che avrei presto fatto un'atroce fine a causa della "mancanza d'aria" [1].
.
Altra cosa che non ci sarebbe bisogno di sottolineare, ma data l'epoca il bisogno c'è eccome, è il fatto che ero gay (allora non si usava ancora questo termine, si preferiva il grecismo "omosessuale", termine che pareva contenere in sé una specie di "malattia"...) e sebbene frequentassi alcuni gruppi di gay e lesbiche politicizzati - il FUORI e i COSR, collettivi omosessuali della sinistra rivoluzionaria - parlare della propria omosessualità al di fuori delle situazioni politiche/politicizzate era tutt'altro che facile.
.
Quindi punk, gay, con attacchi di panico. Posso garantire che la mia vita non era per nulla semplice, per dirla con un eufemismo.
.
La vita delle Spillettes continuava regolarmente tra prove e concerti, ma con una caratteristica importante, negativa, che determinò la prematura e non troppo rimpianta fine della band: l'isolamento.
Passavamo i pomeriggi a provare e riprovare, io e D., il chitarrista, miglioravamo tecnicamente, ma non eravamo parte di nulla, non avevamo alcun contatto con altre band, non c'era crescita e soprattutto non avevamo un progetto. Non c'erano posti in cui suonare e i concerti ce li dovevamo procurare con enorme fatica: abbiamo suonato in posti orribili, con impianti orribili, acustiche orribili, talvolta con cinque persone come pubblico...
.
Orlando Furioso, circa 1978
.
Non c'era, tra noi, scambio proficuo di idee: cosa volevamo fare? Cosa raggiungere? Perché?
.
E ancora: i nostri gusti musicali differivano non poco e il suonare cominciava a diventare un'attività frutto di troppi compromessi. Io continuavo a interessarmi ai gruppi punk e alla loro evoluzione (o involuzione, in taluni casi), ascoltavo musica, non solo punk ovviamente, cercavo - senza sforzarmi, mi veniva naturale - di spaziare, allargare la mente, acquisire sempre più conoscenza, sia del punk che della musica in generale.
.
Ma come dicevo nella prima parte: D. e A. erano stati da me "convertiti a forza" al punk rock e si sa che le conversioni forzate prima o poi cessano di funzionare. Io, poi, avevo sempre meno voglia di alternare brani punk, generalmente composti da me, a cover dei più svariati gruppi rock fatte per "accontentare" un po' tutti...
.
Nel 1980 ci fu un grosso cambiamento che iniettò nuova linfa alle Spillettes: dato che A. col suo basso era davvero "negato" gli dicemmo che era fuori dalla band e al suo posto entrò Luca Signorelli, che sebbene tecnicamente non fosse granché, era però molto, molto addentro alla musica, aveva una cultura musicale praticamente infinita ed era pieno di entusiasmo e di idee. 
Fu proprio con Luca al basso che facemmo il nostro primo, entusiasmante concerto, già riassunto nel precedente capitolo.
. Però tecnicamente Luca al basso era limitato e una bella chiacchierata fatta tra noi chiarì le cose dal punto di vista diciamo così strettamente tecnico per le Spillettes: Luca, con un'onestà e una serenità rara [d'altronde era una persona speciale e stupenda!] ammise che non era tecnicamente all'altezza di suonare il basso con noi e lui stesso propose come bassista della band suo fratello Andrea Signorelli, un metallaro un po' più giovane di noi (se non sbaglio era ancora minorenne) grande fan dei Ramones. E la resa della band, sia nelle prove che live migliorò notevolmente.
.
Andrea era - e sono certo sia ancora, così come suo fratello - una persona fantastica, piena di curiosità, avidissimo lettore, fine ascoltatore e conoscitore di tonnellate di musica, una mente aperta, priva di retorica, una persona molto generosa. Non aveva mai suonato il basso prima, ma si impegnò tantissimo e diventò bravo, imparò i brani in tempi record. Oltretutto parlare con lui era un piacere, oltre che un arricchimento per chiunque lo ascoltasse.
.
Io sdraiato sul letto di D. e, seduto, Andrea Signorelli
.
Non è bello da dire nei confronti di D., il chitarrista, ma ora nelle Spillettes eravamo "due contro uno" e questo mi diede nuovi stimoli: fu con l'ingresso di Andrea nella band che cominciammo a comporre brani migliori e decisamente più in linea coi miei gusti musicali, pezzi brevi, tiratissimi, urlati, feroci, punk.
.
Frequentare casa di Andrea, e di suo fratello Luca, oltre ad avere un effetto positivo rispetto ai miei attacchi di panico (Andrea e Luca furono le prime persone con cui parlai di questo mio enorme problema e quand'ero in loro compagnia la mia ansia si placava un pochino), era bello frequentarli anche per le lunghe, accanite discussioni sulla musica e su mille altri argomenti; casa loro era letteralmente cosparsa di dischi e di libri, mi prestavano volentieri ciò che chiedevo.


A casa di Andrea armato di pennarelli e fogli di recupero cominciai anche a produrre i miei "fumetti" [sì, li conservo ancora tutti; no, non li vedrete mai], passione che mi portai dietro fino a pochissimi anni fa. 
Ricordo i lunghi pomeriggi e le serate passate con Andrea, Luca e i pochi altri amici e amiche - primi/e fan delle Spillettes - come delle benefiche pause tra un terrore e l'altro, tra una disperazione e l'altra: era come se mi aiutassero a respirare in mezzo a quell'orribile soffocamento che provavo ogni singolo secondo della mia vita di allora.
.
Non so se Andrea e Luca abbiano mai avuto la consapevolezza del bene che mi hanno fatto, dell'affetto premuroso e della stima di cui mi hanno circondato in quel periodo... Temo di non averglielo mai detto chiaramente, mi piacerebbe avere l'occasione di farlo, ma probabilmente farei la figura del vecchio patetico nostalgico.

. Grazie al già citato "discografico indipendente" ci furono organizzati un paio di concerti  (forse tre?) in una discoteca di Torino - una discoteca che nei week-end diventava un locale per gay e lesbiche. La stessa discoteca un paio d'anni dopo diventò per un po' di tempo uno dei posti di ritrovo dei punk torinesi, grazie ai concerti che venivano lì organizzati.
.
pre-Punk: 1976
.I concerti tecnicamente andarono benissimo, suonammo molto bene, anche se di fronte a un pubblico davvero striminzito. Quello che mancava era la convinzione, la comunicazione con chi ascoltava il concerto. Già il fatto che io suonassi la batteria e cantassi privava la band di quel minimo approccio fisico che il genere richiedeva; inoltre diciamolo pure, non è che fossimo esattamente delle rock-stars, ci vergognavamo anzi abbastanza, mentre suonavamo non riuscivamo a guardare in faccia nessuno dei presenti, sembravamo un po' tre ragazzi che stavano... lavorando. Tutto ciò ovviamente non suscitava grandi entusiasmi da parte di chi ci veniva ad ascoltare e se non ci fossero stati i pochissimi amici e amiche che venivano a vederci il clima sarebbe stato ancora più gelido.
Proprio il contrario di ciò che il punk intendeva esprimere.

. Questo mi fece capire che volevo un cantante, una band in cui io potessi solo concentrarmi a suonare la batteria; ma soprattutto volevo suonare in una band che avesse cose da dire, che comunicasse feeling, sentimenti, una band politica, nel senso più globale del termine.
Ma i tempi non erano ancora maturi.
.
Oltre alla mia insoddisfazione, l'altro problema fu che D., il chitarrista, non si integrò per nulla col nuovo gruppo di amici e forse pativa anche "l'eccessiva" vicinanza tra me e il bassista Andrea; o forse semplicemente non gli piacevano quelle persone.
Questo fu l'inizio della vera fine delle Spillettes.
.
Casa di P., già ritrovo del gruppetto di amici, divenne il mio nuovo punto di riferimento. Praticamente campeggiavo a casa sua, e sua madre, che pensava che io fossi il fidanzato di P., mi accolse sempre come farebbe una brava suocera col promesso sposo della figlia. Pranzavo e cenavo da loro e nel frattempo frequentavo la scuola per educatori specializzati, facevo tirocinio nelle comunità alloggio e negli asili nido e lavoricchiavo guadagnando quel tanto per pagare l'affitto nel miserrimo buco in cui abitavo, una monocamera di circa 20 metri quadrati, umida più di una cantina, senza riscaldamento (ma almeno aveva la doccia).
.
Praticamente però vivevo a casa di P., eravamo inseparabili e in casa sua, grazie all'estrema pazienza e tolleranza dei suoi genitori, ascoltavamo tantissima musica, disegnavamo i loghi della nostra futura etichetta discografica indipendente, e quando i genitori di P. non c'erano, cosa che accadeva spessissimo, passavamo notti intere a parlare.
.
Molto tempo era poi dedicato a disegnare le copertine delle musicassette su cui registravamo gli album e i singoli che ognun* di noi comprava. Era bello, ci volevamo tutt* molto bene. Ciò non fece diminuire i miei attacchi di panico né mi fece trovare l'amore, ma attenuò molto la mia disperazione. E, forse, contribuì a migliorare i rapporti coi miei genitori, soprattutto con mio padre.
.
gig crowd - 1981
.
In tutto ciò non c'era più spazio per le Spillettes e inoltre D., il chitarrista, partì militare.
Mentendo spudoratamente gli promisi che non avrei suonato con altri fino a che lui non fosse tornato. Promessa che sapevo perfettamente non avrei mantenuto, anzi la sua partenza mi sollevò e mi fece sentire libero di ricominciare a pensare a una band con presupposti diversi e in cui io non dovessi cantare.
Continuò comunque la forte amicizia con Andrea, oramai ex-bassista delle Spillettes.


. Nel frattempo A., un mio vecchio amico d'infanzia che avevo conosciuto quando io avevo 11 anni e lui 8, aveva formato un gruppo punk dall' "originalissimo" monicker Fiori del Male [probabilmente all'epoca i tre quarti dei gruppi punk italiani si chiamavano Fiori del Male...] e mi chiese se mi andava di suonare con loro. Accettai immediatamente e cominciammo a provare. Finalmente potevo dedicarmi al suonare la batteria senza dover anche cantare!

. Facemmo un paio di concerti, ma la mia iniziale soddisfazione durò pochissimo: l'attitudine, o meglio l'intenzione, era diversissima tra noi e anzi c'era vera e propria incompatibilità. 
A., il chitarrista, era interessato a fare musica dura, ma non troppo, e amava molto il look Punk 77 (pelle nera, bandiera inglese ecc.) ed era scevro da qualsiasi motivazione diciamo così politica; P. il secondo chitarrista era un ragazzo timido ed educato, ai miei occhi completamente estraneo a una qualsivoglia attitudine punk; F. il bassista/cantante [lo ritroveremo presto] era un ragazzo carico di una rabbia distruttiva e anche - così mi sembrava - auto-distruttiva; uno che durante il concerto prendeva quelle pillolone rosse che servono a simulare la fuoriuscita del sangue dalla bocca (le stesse che usava Gene Simmons dei Kiss) che poi sputava all'atterrito pubblico delle prime file.
.
i Fiori del Male, Torino - 1981
.
Nel frattempo io mi interessavo sempre di più alle istanze politiche del punk, come l'autogestione, l'autoproduzione, l'assenza di qualsiasi compromesso col sistema industriale-musicale, l'abolizione della distinzione tra "artisti" e "pubblico" e contemporaneamente cominciavo a prendere sempre più le distanze dal "Punk 77", cioè da quell'attitudine di pura rabbia e ribellione qualunquista "contro tutto" fatta anche di autolesionismo, alcool, droghe, violenza e ideologie di destra. [D'altronde il qualunquismo è sempre di destra.] Così un bel giorno comunicai ai Fiori del Male che ero fuori dalla band. Continuai però a frequentare amichevolmente A. e F. ancora per molti anni, sebbene non in modo regolare.

. Un bel giorno del 1981 P. ed io decidemmo di andare ad abitare insieme. D'altronde, eravamo inseparabili, quindi cosa avrebbe mai potuto andare storto?
...già, cosa avrebbe mai potuto andare storto abitando in due in 22 metri quadri, in mezzo all'umidità, senza riscaldamento e con un bagno minuscolo?...

.
Buona parte di quella coabitazione fu condizionata dal mio egoismo, dettato anche da esigenze di pura sopravvivenza: io frequentavo la scuola per educatori specializzati e lavoricchiavo, mentre P. aveva un lavoro full-time e guadagnava uno stipendio vero e si sarebbe accollata le spese maggiori; inoltre lei poteva contare sull'appoggio dei genitori [i quali non presero per niente bene la nostra coabitazione] che la rifornivano di cibo ed eventuale aiuto economico. Del quale beneficiavo anch'io.
.
L'idillio durò in effetti pochissimo. Ma prima della rottura successero cose davvero importanti. 
.
Un collega di lavoro di P. conosceva uno che aveva una punk band e cercava un batterista. 
P. ed io frequentavamo le lezioni di batteria di Fiorenzo Sordini, un bravissimo batterista jazz torinese. Io ero bravo, P. teneva - bene - il tempo, però non aveva molta fantasia. Comunque P. si propose come batterista per la punk band di cui sopra.
.
Poco tempo dopo il bassista della band in questione si tirò fuori dal gruppo e io colsi l'occasione per propormi come sostituto. Dato che imparai in pochissimo tempo i giri di basso dei brani, anzi a dire la verità li migliorai e li arricchii, venni subito preso. 
Quel famoso "talento" personale di cui ho già parlato, che mi permette di possedere quasi subito uno strumento musicale, fece la sua bella impressione. Infatti fino a quel giorno non avevo mai preso un basso in mano.
.
Certo, per me si trattava di una soluzione un po' di ripiego in quanto mi consideravo un batterista, ma in realtà non mi pareva vero di poter finalmente militare in una punk band consapevole. La band decise di chiamarsi Quinto Braccio, come il braccio dei detenuti politici di un famoso carcere speciale italiano. Già dal nome si capisce che la connotazione intendeva essere strettamente politica.

. La band era formata da S. alla voce, T. alla chitarra [anche lui lo ritroveremo più in là], P. alla batteria e il sottoscritto al basso. Provavamo in un garage di proprietà di uno dei primi skinhead torinesi, facente parte dei Rough, mitica oi!/skin band. 

. Il gruppo era guidato, direi più propriamente comandato, da S. il cantante e autore della maggior parte dei testi, che erano cantati rigorosamente in italiano. Professava idee anarchiche e la band si trovò, volente o nolente, a essere classificata come "anarcho-punk", mentre in realtà - nonostante tutti fregiassimo i nostri giubbotti di pelle con le "A" cerchiate simbolo dell'anarchia, io ero comunista mentre T. e P. all'epoca non erano particolarmente interessati a essere classificati in ideologie politiche definite.

5° Braccio in concerto - Orlando Furioso, basso (Torino, 1982)
.
Musicalmente e come attitudine eravamo oramai abbastanza lontani dal Punk 77: cominciavano infatti ad arrivare anche in Italia i primi sentori dell'hardcore punk, corrente musicale e - in parte - politica originatasi negli Stati Uniti alla fine degli Anni 70/inizio degli Anni 80, contraddistinta da un vertiginoso aumento della velocità di esecuzione, soprattutto a carico della batteria, voce urlata e sgraziata ma sempre "a tempo" con la progressione dei riff, accordi in progressione velocissima, potenza e volumi portati all'eccesso, testi al 99% di argomento "sociale/politico" o introspettivo/personale.
.
Come ho scritto poco fa l'hardcore fu un fenomeno non solo musicale, ma anche in parte politico; nacque negli Stati Uniti da ragazzi della piccola-media borghesia bianca, ma ogni scena locale, in quasi ogni parte del mondo, lo plasmò e lo trasformò a seconda delle esigenze, caratteristiche e sensibilità del luogo, quindi la sua politicità variò da situazione a situazione.
.
In Italia l'hardcore divenne subito, indubbiamente, un fenomeno anche politico, oltre che musicale e così come negli USA, anche qui le persone furono più o meno sincere, più o meno convinte degli slogan politici che permeavano le canzoni, i volantini, i concerti, i muri. L'hardcore italiano diede anche vita a una serie di occupazioni/autogestioni di spazi (alcuni dei quali ancora esistenti) in cui suonare e fare altre attività senza compromissioni con il sistema commerciale della musica.
.
Come meglio far capire cosa fosse l'hardcore se non facendovi ascoltare la migliore hardcore band di tutti i tempi? Eccoli qui sotto. Alzate il volume.
.




nonostante l'hardcore sia stato un fenomeno bianco e boghese, 
la più grande hardcore band era formata da afro-americani: Bad Brains (New York - 1979)
.
.
Come Quinto Braccio (scritto anche 5° Braccio con caratteri e simboli particolari, come potrete vedere più avanti) avevamo alcuni pezzi nostri e in più facevamo diverse cover di bands come Black Flag, Flux of Pink Indians, Crass, Blitz e altre che ora non ricordo.
.
La presenza di una donna - P. - alla batteria ci rendeva una band particolare, dato che  in Italia erano ancora pochissime le punk band femminili o con componenti donne. Noi però all'epoca non ci rendevamo conto di ciò e questa è una considerazione fatta a posteriori. Anzi quando silurammo P. dal gruppo ricevemmo alcune critiche, probabilmente giustificate, da alcuni membri dei Raf Punk [la punk band italiana che io ho amato di più] che ci dissero che era importantissimo non rendere il punk un'altro "genere" esclusivamente maschile e, conseguentemente, maschilista. 
.
Nel frattempo facevamo concerti e, senza averne la minima coscienza, stavamo diventando uno dei "miti" dell'hardcore punk nazionale.
.
Quinto Braccio dal vivo a Feltre (UD), 1982
.
Prima di cambiare la formazione del Quinto Braccio, rendendola totalmente maschile, registrammo 4 brani su 4 piste in uno studio economico della città. Per tutt* noi era la prima volta in un vero studio di registrazione e l'esperienza, per me, fu tutt'altro che esaltante. 
.
Al di là dell'ego "ferito", visto che in quelle registrazioni il mio basso non si sente proprio per niente, fu proprio il contatto con una struttura in cui la musica è intesa, ovviamente, come fonte di guadagno a disgustarmi, letteralmente. Oltretutto i gestori dello studio di registrazione ci guardavano come fossimo fenomeni da baraccone, ridacchiando alle nostre spalle per i motivi più futili (da "ma guarda che capelli!" a "minchia, ma quante cazzo di spillette hanno?". Gente simpaticissima.)
.
Uno dei brani registrati lo potete sentire, a vostro rischio, qui sotto: Mai Più Tortura Nelle Galere, Quinto Braccio, Torino -1981 (P. batteria, T. chitarra, Orlando basso; S. voce):
.



Quinto Braccio: Mai Più Tortura Nelle Galere, [demo1981]
..


Le dinamiche interne alla band erano piene di tensioni, la maggior parte delle quali non furono mai espresse in modo chiaro, se non quando dicemmo a P. che era fuori dal gruppo e quando ci sciogliemmo, un paio d'anni dopo.
.
Come ho detto la band era diretta, o comandata come preferisco pensare, dal cantante S. e, in parte, dalla sua compagna M. che pur non facendo musicalmente parte della band era un'amica e ci aiutava molto in tutto ciò che riguardava il gruppo.
.
Dall'altra parte T. e io eravamo sempre più stanchi degli slogan gridati e francamente poco "vissuti" a livello individuale: personalmente, tra un'attacco di panico e l'altro, era difficile per me impegnarmi veramente "contro il potere", ero troppo impegnato a cercare di sopravvivere, anche perché a differenza di molti degli scanditori di slogan del punk italiano, non venivo mantenuto dai genitori, ma dovevo anche provvedere in modo per altro assai complicato al mio stesso mantenimento.
.
Comunque alla fine senza troppe cerimonie silurammo P. e io finalmente subentrai alla batteria, il mio strumento d'elezione. La "scusa", perché vista oggi di quello si trattò, era che lei non fosse abbastanza "politicizzata". D'altronde nel Quinto Braccio vigeva una vera e propria linea politica e deviare da quella non era concepibile, pena la fine della band o, appunto, l'espulsione. 
.
Io, Ipocrita Numero Uno, ero felice di riappropriarmi finalmente dei miei adorati tamburi e di aver contribuito ad eliminare dalla band la mia odiata oramai-quasi-ex-coinquilina, con la quale le tensioni dell'abitare insieme erano arrivate a livelli intollerabili per entrambi.
.
Quinto Braccio seconda formazione:
F. (di schiena) al basso, Orlando (mohicano) alla batteria (Torino, 1982)
.
Dopo aver cacciato P. dal Quinto Braccio e dopo che lei se ne andò sbattendo giustamente la porta dai 22 metri quadri senza riscaldamento (topaia nella quale continuai ad abitare da solo sino al maggio del 1983) ci trovammo di fronte il problema di trovare un bassista che rispondesse ai requisiti della band. [Per la cronaca: da allora non rividi mai più P.]
.
Devo dire che nonostante a Torino in quel periodo il "giro" punk si fosse allargato moltissimo, non ricordo ci fosse proprio la coda per entrare nella band...
Così a me venne in mente quel F. bassista-cantante dei Fiori del Male di cui sopra. 

.
F. non era esattamente un mostro al basso, ma si impegnò tantissimo e con una dedizione encomiabile e, bene o male, imparò i brani e con la nuova formazione effettuammo alcuni memorabili concerti.

Come pre esempio quello a Torviscosa, di cui un'estratto registrato pessimamente si può ascoltare qui sotto:
.


Quinto Braccio: Occupazione - live Torviscosa (UD), 1982

.
Devo dire che la narrazione si sta facendo più lunga di quanto credessi quando ho iniziato,: aggiungo continuamente cose, ricordi, considerazioni e i pezzi, già scritti, si stanno allungando parecchio; ma mentirei se dicessi che mi sta dispiacendo scrivere queste cose...
.
Per ora finisco qui, il prossimo capitolo tra pochissimi giorni.
.
.
Note:
.
[1] Nel 1979 gli attacchi di panico non erano "di moda", non se ne parlava, le "persone comuni" quasi non sapevano cosa fossero, non comparivano articoli sui giornali né trasmettevano servizi in tv nelle rubriche sulla salute. Stessa cosa per la depressione. Tutto rientrava nella pietosa dicitura "Esaurimento Nervoso" e se non si faceva parte di una classe sociale un minimo agiata, non si avevano gli strumenti per affrontare questo tipo di disagi. Questo per dire che ci si vergognava di confidare a qualcuno di soffrire di attacchi di panico (che comunque non si chiamavano ancora in quel modo) e li si viveva quindi in completa solitudine e in tutta la loro drammaticità, esagerata dall'ignoranza e dalla vergogna.
.
Quinto Braccio live a Feltre (1982)



.

12 commenti:

  1. Nella mia esperienza personale il punk è invece tutto relegato nella seconda metà degli anni '70. L'inizio degli anni '80 lo ricordo come quello dell'avvento della new wave italiana e in particolare, per quel che mi riguarda, della new wave fiorentina: Neon, Diaframma, Pankow... tutti gruppi dove suonavano miei vecchi amici o conoscenti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Ivano, conosco molto bene la new wave fiorentina e italiana in generale, ma - Diaframma a parte - preferivo decisamente band come T.A.C., i primi Gaznevada, i Monuments o gli immensi Krisma ("Hybernation" vale "Heroes" di Bowie, secondo me; e io adoro alla follia Bowie).
      Un saluto!

      Elimina
    2. Come ho detto più volte, Bowie è sempre stato uno dei miei preferiti, fin dai tempi di Ziggy Stardust.
      Anche dei Krisma ho un buon ricordo, nel senso che so che mi piacevano molto, anche se adesso come adesso non riesco a rievocare mentalmente nulla della loro musica. Dovrei riascoltarla.
      Un caro saluto :-)

      Elimina
  2. Forza, dai, non essere pigro, continua... Io non posso fare dotti commenti sul punk (ma mi è piaciuto molto ascoltare i Quinto Braccio, soprattutto Mai Più Tortura nelle Galere)e anche se sono molto contenta di scoprire, sia pure in ritardo di quarant'anni, che anche in Italia c'era un simile fervore (e che sono amica di un pezzo di storia della musica!!!), confesso che voglio sapere Come Va a Finire! Che ne è stato della povera P., come hai superato gli attacchi di panico, che cosa fanno adesso quelli del Quinto Braccio e, naturalmente, dove vanno d'inverno le anatre del Central Park. Quindi poche scuse e datti una mossa. E grazie per questa appassionante lettura estiva!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Consolata, a dire la verità mentre rileggevo questo pezzo pensavo "si saranno già rotti le scatole di queste mie autobiografie...", ma si sa che io ho un'immensa fiducia in me stesso, no? :DDD
      Comunque il pezzo successivo è già scritto, devo solo trovare delle foto a corredo e poi, magari nel weekend, lo pubblico. Devo solo ancora decidere dove finire questa storia... perché dopo il punk, musicalmente parlando, c'è stato il Metal. E quindi non so ancora bene dove fermarmi...
      Comunque QUASI tutte le tue domande avranno risposta! :))
      ...e grazie a te per leggere e supportare (e sopportare, ovvio) questi miei pezzi i diario "a ritroso" :)
      baci!

      Elimina
  3. Un viaggio davvero emozionante, questo che ci stai proponendo in questi giorni. Sto anche imparando un sacco di cose del punk di cui non avevo la minima idea. Grazie!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro TOM, io davvero non so come ringraziarti... sapere di non averti annoiato e magari di aver dato un piccolo stimolo alla tua curiosità sull'argomento, credimi, è più di quanto io potessi sperare.
      Grazie di cuore :)

      Elimina
  4. Direi che, volendo, da tutta questa esperienza potresti anche trarre un romanzo o un lungo racconto :) posso immaginare quale mix di emozioni ti stia suscitando condividere con noi questi scritti, mettersi a nudo non è mai facile però può anche essere più catartico e liberatorio di qualsiasi altra cosa. Complimenti per il coraggio e grazie per questi racconti ^^
    Detto ciò, con questa seconda parte scopro un'altra bella cosa che abbiamo in comune: gli attacchi di panico, yay! XD durante l'adolescenza soprattutto ho avuto svariati simpaticissimi problemi (come i disturbi alimentari...) di cui il panico era solo la ciliegina sulla torta, pensa te. Ti ammiro molto per esser riuscito comunque a fare ciò che volevi, io per molto tempo non sono stata tanto forte ed ho lasciato che questi problemi condizionassero le mie giornate. Una cosa semplice come mangiare una pizza con gli amici, per me poteva assumere caratteristiche peggiori dell'andare al patibolo e spesso preferivo nascondermi. E' andata meglio quando ho conosciuto quella che ancora oggi (e per sempre) è la mia migliore amica: mi capiva bene perché anche lei aveva di quei problemi, ed insieme ci sentivamo più forti e meno sole :)
    Perciò comprendo bene anche l'importanza di trovare persone con cui sentirsi veramente bene, persone che, come dici tu, sono un'oasi tra un panico e l'altro...
    Al di là di questo, le storie delle tue band e delle tue vicissitudini punk mi stanno appassionando sempre più, perciò attendo ancora il seguito! *-*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carissima Julia, ti ringrazio tanto per le tue parole, ma temo che un romanzo/lungo racconto sia un impresa molto superiore alle mie capacità :) E stavolta - giuro - non lo dico per scarsa autostima, ma perché leggendo moltissimo sono cosciente di non possedere assolutamente gli strumenti anche solo tecnici per un'impresa del genere :)
      Gli attacchi di panico sono, purtroppo, una faccenda che abbiamo in comune in tante/i (sto ricevendo anche alcune email in privato su questo argomento...) e ammetto che mi piacerebbe scriverne, o parlarne, in maniera più approfondita, ma credo che questo - fumetti di carta - non sia il luogo adatto...
      A parte questa considerazione, sai già che ti capisco perfettamente e io so che tu mi capisci perfettamente e chi non ha vissuto questo problema non sa - beato lui/lei! - e nemmeno immagina di cosa si sta parlando. Non è una "critica", ci mancherebbe, anzi sono ben felice che tantissime persone non sappiano cosa sia un attacco di panico!
      Infine: sono veramente felice che questi miei diari si facciano leggere volentieri, è davvero una cosa sulla quale non avrei scommesso (anzi, temevo il contrario!) :)
      Grazie ancora e a presto.

      Elimina
  5. Continua, continua! Sto adorando questi tuoi post e la loro sincerità. E poi adoro le foto in bianco e nero, secondo me hanno tutto un altro fascino! **

    Deve essere stata molto dura in quel periodo. Mia madre ha sofferto di attacchi di panico qualche anno fa, ma già si "conoscevano" abbastanza bene. Ai tempi ero ancora piccola quindi non mi rendevo conto, ma ora mi accorgo di quanto sia stato limitante per lei e di come ancora oggi ne soffra le conseguenze pur avendo passato la fase critica.
    Meno male che hai avuto la fortuna di trovare persone che potessero, anche indirettamente, darti una mano.

    Anche se non la conosco, un po' mi dispiace per P.! Immagino le scintille durante il periodo della convivenza! Per citare "il pianeta del tesoro": "La vicinanza genera belligeranza" :P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carissima, cominciando dal fondo ti posso anticipare che racconterò abbastanza dettagliatamente, ma senza violare la sua privacy ovviamente, com'è andata a finire tra me e P.
      E ti assicuro che all'inizio inorridirai, ma poi riderai (anche io ADESSO rido, ma 35 anni fa non risi per niente!) :D
      Mi dispiace tanto per tua mamma e spero che ora vada meglio. Lo dico con tutto il cuore anche se non la conosco.
      Tornando ai post, mi sa che le foto, che mi piace molto mettere, stanno però terminando :(
      Pare strano ma a quei tempi avere una macchina fotografica e potersi permettere lo sviluppo dei rullini e la stampa, magari in più copie, era impresa ardua per degli/delle squattrinati/e come noi... Quindi le foto che possiedo di quel periodo sono pochine... sigh...
      Grazie ancora e a presto!

      Elimina