mercoledì 16 agosto 2017

Il mio Quarantennale del Punk - pt. 1



God Save the Queen - Sex Pistols (Virgin, 1977)

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Esattamente quarant'anni fa la mia vita cambiò improvvisamente e completamente.
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Quello che segue è il mio personale "Quarantennale del Punk"

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Avevo 17 anni ancora da compiere e ascoltavo tantissima musica, come avevo sempre fatto dacché ne avevo memoria, sempre, tutto il giorno e tutti i giorni. I miei genitori vedevano il loro strano figlio sempre chiuso in camera, appiccicato al giradischi (mono) a rovinarsi le orecchie. Immagino si preoccupassero.
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Avevo sempre per le mani tantissimi libri, ma proprio mai nessuno di essi riguardava i programmi scolastici, lo studio... Leggevo anche tante riviste, riviste musicali di ogni tipo che mi facevo prestare o che, quando potevo, comperavo, riviste italiane - 
Ciao 2001, Gong, Muzak Popster e altre - e anche straniere: di queste ultime all'epoca guardavo però solo le figure.
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Avevo un piccolo giro di amici tutti estremamente interessati alla musica e disponendo di pochissimo denaro avevamo messo su un "giro di prestiti": uno comprava un disco (in vinile [1]) e questo passava di mano in mano, ascoltato sino alla inevitabile rovina dei solchi per poi ritornare - diciamo non proprio sempre... - al legittimo proprietario. La stessa cosa succedeva per le riviste, che spesso tornavano al legittimo proprietario tagliuzzate e prive di alcuni articoli.
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Ascoltavo l'hard rock, i Beatles, il Prog che emetteva i suoi ultimi rantoli, il cantautorato migliore, Frank Zappa, David Bowie, il folk-rock, il Glam e, in generale, tutto ciò che poteva ripararsi sotto l'ombrello del Rock...
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E un bel giorno, cioè un giorno triste e scialbo come tutti gli altri, arrivò l'Agosto del 1977 e mi trovò, come al solito, profondamente triste, insoddisfatto e incline a una forte, molto forte malinconia. 

Pare strano a dirlo a posteriori, ma ne ho un ricordo vividissimo: ero realmente in una posizione di attesa e aspettavo un qualche tipo di scossone che, nella mia adolescente impazienza, stava tardando ad arrivare. 

Non sapevo esattamente cosa stessi aspettando, ma comunque quando arrivò, arrivò tramite la cosa che per me è sempre stata più importante di tutte: la musica. (Anche se poi non solo di musica si trattava...) 
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La musica che ascoltavo fino a quel momento non mi bastava più, volevo qualcosa di più duro, rabbioso, veloce, caotico, aggressivo. Anche dentro di me c'era qualcosa di duro, rabbioso, veloce, caotico e aggressivo che voleva uscire fuori, ma non trovava la strada.
Quel giorno di Agosto del 1977 lessi un certo articolo su una non-proprio-eccelsa rivista musicale italiana chiamata "Best" e la mia vita cambiò.

L'articolo parlava di una band newyorchese: i Ramones. A sentire il redattore facevano musica durissima, essenziale, che recuperava lo spirito selvaggio del Rock'n'Roll; venivano dal Queens e stavano facendo impazzire i frequentatori del CBGB's di New York (locale che negli anni a seguire divenne una delle mete preferite dei miei sogni).

C'erano anche alcune fotografie a corredo dell'articolo: quattro giovinotti dall'aria dura in giubbotto di pelle (il famigerato "chiodo") e jeans strappati al ginocchio, scarpe da tennis e occhiali scuri, capelli lunghi e, dietro di loro, uno squallido muro di mattoni che mi immaginai appartenere ad un edificio dismesso della periferia della Grande Mela.
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Ramones - 1976
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Non avevo mai visto nulla del genere! La fotografia mi fece venire la pelle d'oca, fece scattare un pericoloso campanello dentro di me, mi attrasse come poche altre immagini avevano fatto, la guardai e la riguardai per giorni interi. 
Secondo l'articolo i Quattro erano "fratelli" e di cognome facevano tutti "Ramone", da cui il nome della band.
Non era vero, non erano fratelli né si chiamavano Ramone, ma in quel periodo le notizie di questo tipo non erano facilmente verificabili e certamente non erano di prima mano!

[A proposito di notizie "non proprio di prima mano": ricordo quando qualcuno scrisse che i Clash erano dei "picchiatori fascisti". Ora vien da ridere, ma allora si creò un vero "caso" e il sottoscritto scriveva a tutto e a tutti invitando a boicottarli, a non comprare i loro dischi...]

La parolina magica dell'articolo in questione - oltre a Ramones - era "punk"... Su quella si focalizzò tutto il mio interesse e intuii immediatamente che quel "punk" sarebbe stata la mia prossima tappa ed era esattamente ciò che stavo aspettando. La sensazione fu davvero fortissima, la ricordo molto lucidamente.
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Certo, non era la prima volta che leggevo la parolina magica: oltra al fatto che punk è un termine inglese già in uso nel XV secolo - con svariati significati, da "legno marcio" a "puttana" a "figa" -, era anche stato già usato alcune volte da Manuel Insolera, un giornalista di Ciao2001, nelle recensioni di album che, peraltro, amavo molto. Come ad esempio il secondo dei Roxy Music, che veniva appunto definito un "gioiellino punk".
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Rilessi l'articolo sui Ramones almeno una dozzina di volte e più lo leggevo e più mi incantavo e più desideravo ardentemente ascoltare quella rivoluzione musicale, che - pensavo - avrebbe probabilmente soddisfatto la mia attesa.
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Però nessuno dei negozi di dischi di Torino aveva la benché minima idea né dei Ramones né di questo punk. Dovetti aspettare alcuni mesi - pochi - prima di portare a casa, letteralmente tremante, il secondo meraviglioso album dei Ramones: Leaves Home. [Comprai prima il loro secondo album e successivamente il primo: essi arrivarono in Italia con quest'ordine.]
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Pochi accordi, canzoni brevissime a quella che allora mi sembrò una velocità pazzesca! Ballavo impazzito per la mia stanza senza sapere ancora cosa fosse il "pogo" quasi slogandomi le braccia con chitarre, bassi e batterie invisibili.
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La mia scoperta del punk era meravigliosa e triste allo stesso tempo; triste perché per quanto casinaro il punk, qualsiasi tipo di punk, ha sempre avuto in sé una gran malinconia (quando non era totalmente depressivo) e triste perché ero comunque triste io, e perché questa mia passione così totalizzante e pervasiva per il "fenomeno musicale del secolo" non era condivisa con/da nessuno. Ma era anche meravigliosa perché c'era in atto una specie di rivoluzione e io in qualche modo la stavo vivendo.
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Nelle riviste musicali il punk divenne sempre più presente. Ricordo ad esempio un'articolo apparso su Ciao2001 all'inizio del '77 intitolato Ti dò un punk nell'occhio! con in apertura una bella foto di Roger Daltrey con capelli sparati, spilla da balia nel naso e nell'orecchio, occhi pesantemente bistrati e una maglietta dei Sex Pistols strappata. [Roger Daltrey, cantante dei mitici Who, accolse con un certo entusiasmo il punk].
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Il punk cominciava a fare audience: era sporco, scandaloso, disgustoso abbastanza da attirare l'attenzione dei mass media. Si cominciarono a vedere i primi, divertentissimi servizi al telegiornale italiano: la nuova moda inglese, quella dei punk, che si vomitano in testa (ma quanto dovevano mangiare o bere per avere sempre abbondante vomito a disposizione?), indossano divise naziste e picchiano tutti!
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Mio padre, come tutti i padri, guardava i telegiornali, e cominciò a manifestare una qualche preoccupazione quando vide il suo già strano figlio uscire di casa conciato in modo decisamente strano:
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- stivaletti in pelle nera con tacco alto otto centimetri; jeans strappati al ginocchio e sul sedere; t-shirts bianca strappata con scritta PUNK! a pennarellone rosso; giubbotto nero di cotone spesso, strappato in più punti e con cerniere cucite alla buona, spille da balia infilate ovunque, scritte a pennarello bianco, una scarpina di mio nipote penzolante da una catenella cucita ad una manica, catena comprata dal ferramenta e avvolta in vita; collare per cani al collo (rosso, il collare); faccia mezza pittata di bianco, occhi bistrati con matita nera; capelli [un tempo li avevo!] sparati per aria; spilla da balia infilata nel lobo dell'orecchio al posto dell'orecchino e altra spilla da balia appoggiata sulla guancia, entrambe unite da catenella.
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Non so dove e come trovassi il coraggio di uscire di casa agghindato in quel modo. Non che ora me ne vergogni, ma è che, specialmente in una città come Torino, era abbastanza pericoloso.
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Oltre agli insulti che mi beccavo spesso dal prossimo, c'erano le frequenti perquisizioni (spesso con annessi insulti) delle forze dell'ordine. Una volta un poliziotto mi fece molto male strappandomi la catenella cui era fissata la spilla da balia che avevo infilata nel lobo... Se il mio lobo sinistro è ancora sano e intero, ciò è dovuto a un puro colpo di fortuna...
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Ero un adolescente e, come spesso accade agli adolescenti, odiavo me stesso e il mondo. Ecco dove lo trovavo il coraggio.
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Nel frattempo in alcuni negozi di dischi della mia città fecero capolino i primi album punk. Damned, il primo album dei Ramones, Clash, Ultravox, Stranglers ecc. Li compravo tutti.
Quello però cui sono più affezionato, acquistato nell'ottobre o novembre del 1977 in un negozio di dischi di Via Nizza, vicino alla stazione centrale, e unico delle centinaia di vinili che ancora possiedo (nonostante non abbia più un giradischi) è questo:
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Punk Collection, RCA 1977
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Per comprarmi i dischi facevo qualche lavoretto, vendevo i miei fumetti [eh sì...], fabbricavo braccialetti di perline (ero davvero bravo e ne vendetti moltissimi; praticamente mi mantenni anche il vizio del tabagismo per tutte le scuole superiori con questi braccialetti) e così mi compravo quanti più album potessi. Aiutavo anche una mia amica lesbica a fabbricare gioielli "fricchettoni", vendevo vecchi album che non mi piacevano più. Mi arrangiavo, insomma.
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Nel frattempo continuavo a non studiare, a marinare da scuola e a leggere libri di filosofie orientali, e a ricevere gli insulti e il disprezzo della maggioranza della popolazione, ex-amici compresi. Inoltre ai più pareva non fosse possibile che uno fosse punk e anche di sinistra, no: tutti i punk sono nazi, anche quelli che evidentemente non lo sono
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Un bel giorno del 1978 "Odeon - Tutto quanto fa spettacolo", una popolare trasmissione televisiva mise in onda un servizio sul punk. [Sarà il primo di una nutrita serie, in realtà] Milioni di telespettatori, io e mio padre compresi, ci bevemmo il servizio a bocca aperta (le nostre bocche si spalancarono per differenti motivi, naturalmente) e da quel momento ovunque si parlò di punk, dalle radio alle tv, dai giornali quotidiani alle riviste, musicali e soprattutto non-musicali. 
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Generalmente si scrivevano e si dicevano una marea di cazzate, adattando e inventando alla meno peggio cose trovate su giornali scandalistici inglesi, con fotografie - la maggior parte delle quali false anch'esse: conciavano dei giovinotti/e "alla punk" e via che il servizio fotografico era pronto - le più shoccanti possibile.
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Le riviste musicali comunque cavalcarono l'onda e pubblicarono quanti più articoli e recensioni "punk" potessero, indirizzi di riviste straniere compresi.
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Io scrivevo a tutti con la macchina per scrivere regalatami da mio padre: da "Sniffin Glue" (UK) a "Punk!" (USA), da "New Crimes"(UK) a "Wicked" (USA) ad altre di cui non ricordo il nome.
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Non sapevo l'inglese (non che adesso...): mi mettevo lì col vocabolario e scrivevo probabilmente una marea di cose illeggibili da qualsiasi inglese/americano avesse avuto la sfortuna di leggere queste mie letterine.

Solo Mark Perry di Sniffin' Glue mi rispose. Una risposta scritta a mano, in slang e con una grafia incomprensibile. Chissà che cosa mi diceva.

Intanto la mia conoscenza empirica del punk aumentava di giorno in giorno e le mie lettere, sempre firmate, affollavano le rubriche della posta delle riviste musicali.

Anche i dischi della mia collezione aumentavano e nuove bands sembravano spuntare come muffe: Sex Pistols e Ramones ovviamente; e poi Penetration, Generation X, Vibrators, i meravigliosi Eaters, X-Ray Specs, Eddie And The Hot Rods e molti altri!
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Verso la fine del 1978 mio padre mi regalò una chitarra elettrica. Una Cimar, imitazione Gibson, nera e bellissima, scintillante, stupenda.
Ancor oggi mi chiedo il perché mio padre fece quel gesto. ["Perché ti voleva bene" mi sta dicendo mio marito... Ma la risposta non credo sia così semplice]
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Se aveste conosciuto mio padre, anche voi capireste il mio dubbio.

Mio padre - per cause di forza maggiore - era la persona più parsimoniosa della Terra e non era proprio da lui spendere denaro per cose che non rientrassero nella categoria "beni di primissima necessità". Inoltre per tutta la mia adolescenza non mi dimostrò né grande interesse né grande affetto [recuperò però negli ultimi anni della sua vita, dimostrando finalmente che uomo dolce fosse]. Anche il suo regalarmi la chitarra fu rude: ero seduto nell'orribile poltrona arancione a leggere, in camera mia, e lui entrò e mi bofonchiò "Alzati che andiamo a comprarti una chitarra". Proprio non seppi cosa rispondere. Un'ora dopo sedevo di nuovo sull'orrida poltrona arancione stringendo al petto la mia bellissima chitarra nuova, pagata da papà Centoquarantamila lire.
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Cimar mod Gibson Les Paul
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Con una certa fatica riuscii a "convertire", a suon di ascolti forzati e minacce, due miei amici e compagni di classe alla causa del punk e formai, virtualmente, la mia prima band. La chitarra elettrica ce l'avevamo già: mancavano solo una batteria, un basso, un microfono, gli amplificatori e un posto per suonare. Io mi esercitai giorno e notte con la chitarra, D. percuoteva con dei ferri da calza qualsiasi superficie disponibile, A. suonava il basso col pensiero.

Passò qualche mese e un giorno di maggio del 1979 andammo alla festa di una compagna di classe ricca, con villa e tavernetta e nella tavernetta... una batteria e degli amplificatori!
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Io ho la musica nel sangue e una delle mie caratteristiche è la dimestichezza con qualsiasi tipo di strumento musicale: datemi uno xilofono afghano e io dopo un'oretta sarò lì a suonarlo, così, a orecchio. E' questo, il mio unico, minuscolo talento.


Ho solo 2 anni e mezzo, ma ho già la chitarra in mano!
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Il fratello ricco della compagna di classe ricca mi impartì i primi rudimenti della batteria (grancassa: piede destro, hi hat: piede sinistro, rullante: mano sinistra, tutto il resto - rullate comprese: mano destra e sinistra) e dopo pochi minuti tenevo già perfettamente il tempo dei dischi che venivano diffusi dagli amplificatori. "Oh, ma tu sai già suonare la batteria! E' tanto che suoni? Mi insegni quel passaggio?"... e invece era la prima volta in vita mia che toccavo una batteria, e oltretutto da poco meno di un'ora.
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D. si scoraggiò e A. rimase senza parole, ma la band virtuale venne prontamente rivoluzionata: io suonerò la batteria, D. la chitarra (la mia) e A. continuerà ancora per un po' col suo basso invisibile.
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Nel Novembre del 1979 lavorai in un negozio di giocattoli; facevo i pacchi, stavo alla cassa, scaricavo il materiale in magazzino ecc. Lavorai tutti i giorni, sabato e domenica compresi. A scuola non mi videro più fino al gennaio dell'anno successivo. Alla fine del mese ebbi i soldi per comprare la più orrenda, economica batteria sul mercato: grancassa e pedale, hi hat, rullante, due tom, piatto e asta. Il tutto di qualità men che pessima. Ma io ero quasi felice e non accadeva spesso.
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Anche D. e A. lavorarono per procurarsi gli strumenti e gli amplificatori e la mamma di D. disse che per sapere suo figlio in giro, tanto valeva che ci lasciasse la cantina per suonare.
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un pezzo della prima formazione delle Spillettes: D. e io (dietro di noi, chissà...)
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Trasportammo gli strumenti in cantina e cominciammo a suonare come dei forsennati, tutti i giorni. A. era negato per il basso e ci fu bisogno di tutta la mia pazienza per insegnargli i pezzi; D. invece se la cavava bene con la chitarra mentre io con la batteria diventai una specie di fenomeno locale da mostrare agli amici. Anche perché canto. Sono il batterista-cantante della band. Gli altri due erano stonati e non avrebbero comunque saputo cantare suonando. Io ci riuscivo e anche piuttosto bene. [La modestia quando serve. Non so fare un cazzo nella vita: abbiate pazienza e lasciatemi beare almeno per il mio orecchio musicale.]

Componemmo i primi pezzi e imparammo le prime cover.

"Virus", "48 Seconds" "Duck Blues", "Icon", "Vacci Piano" ecc. (pezzi nostri) e poi Pretty Vacant e Anarchy in the UK dei Sex Pistols, alcuni brani dei Ramones, Clash City Rockers dei Clash, Helter Skelter dei BeatlesJumpin' Jack Flash degli Stones, una versione selvaggia e hardcore di Tintarella di Luna di MinaMirage di Soiuxsie and the Banshees e altre cose.
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Il nome della band - l'avrete capito dalla foto lì sopra, è Spillettes (pronuncia: spillèz).

Provavamo sempre (e studiavamo mai, va da sé) e dopo un po' D. e io diventiamo bravini e finalmente facemmo il primo concerto.

Non riesco a descrivere ciò che provai quel giorno. Fortissime furono le emozioni, non ricordo il giorno preciso in cui il concerto si svolse (era comunque fine dicembre del 1979). Ma ricordo ancora la scaletta dei brani che suonammo. 

Suonammo bene e cantai bene, e nonostante non esistesse ancora una "scena punk" ottenemmo un gran successo: tutt* erano in piedi a pogare e applaudire e a gridare bis! bis! alla fine del nostro gig... Per me fu incredibile! Ora ci sentivamo - quasi - una vera band.

Poco prima del mio primo concerto avevo finalmente trovato degli amici, dei veri amici, con cui condividere questa passione. Ci vorrebbero cento post solo per raccontare il felice incontro tra me e Luca S. (anni dopo direttore di Metal Hammer), Andrea S. (futuro bassista dei Braidamage, con numerosi album all'attivo, ma prima di ciò bassista delle Spillettes al posto del defezionario A.), Paola, Gianni, Nella, Flora e gli altri... Tutti loro vennero al mio primo concerto e ci riempirono di complimenti e la gioia (e il terrore) erano indicibili.
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gli amici di allora (io sono quello al centro con la cravatta) - 1980
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Facemmo altri concerti, alcuni buoni altri meno, sempre senza mai prendere una lira (suonare per soldi non era un'opzione contemplata), ma anzi sgobbando come schiavi per caricare-scaricare, montare, collegare, riparare ecc.; ma li rifarei tutti, uno per uno.
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Esistono dei nastri che documentano uno di questi concerti, ma purtroppo sono saldamente in mano ad un discografico indipendente e non ho mai potuto ottenerli. L'unica documentazione di questo periodo, purtroppo, si riduce a delle scalcagnatissime audiocassette registrate in presa diretta (diciamo così...) che anno dopo anno si deteriorano diventando sempre più inascoltabili, e questo mi spiace tantissimo... e qui - per ora - mi fermo.
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--- fine prima parte --- [2]

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P. e Orlando - 1979

Note:
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[1] I formati in cui era possibile ascoltare musica in quegli anni erano, oltre alla diffusione radiofonica, 45 giri e album a 33 giri in vinile; musicassette e cassette Stereo8 (queste, scommetto, non le hai mai neanche sentite nominare :) )
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[2] Gli altri brani sono già pronti, non sarà una "prima parte" monca come al solito, questa volta posso garantirlo. 




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23 commenti:

  1. Sempre bello leggere i tuoi ricordi, Orli. Ricordo un video dei Negazione successivo a questo racconto, ma immagino che arriverà :-)

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    1. Grazie Vale :)
      Il video è dei Declino e sì, mi sa che arriverà nella terza parte ;)
      Ti abbraccio forte!

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  2. Musicalmente sono onnivoro, nel senso che riesco a trovare qualcosa che mi piace dovunque nella musica, però il Punk è in effetti molto distante dai miei gusti ( quantunque conosca alcune canzoni dei gruppi che citi).
    Dovevi essere un tipino niente male a livello di personalità e carisma.
    Grande articolo Orlando. :-)

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    1. Carissimo Pirkaf, grazie per i complimenti (che, rileggendo il mio scritto, mi sembra di non meritare proprio... sigh... mai contento...). Mi sono accorto che è difficilissimo cercare di comunicare le proprie emozioni per iscritto, mi sembra di aver scritto un sacco di cose inutili e di aver abbondato con le sciocchezze. Ma tant'è, sai che non sono mai soddisfatto di me stesso :D
      Ci tenevo tantissimo, e ancora ci tengo, a "celebrare" il mio Quarantennale del Punk in modo pubblico; anche - forse - per "chiudere i conti" con un'esperienza che mi ha realmente cambiato, per sempre probabilmente, ma che sento di dover piegare e, con affetto, mettere da parte. Non posso più dire, come ho sempre fatto, che anche se sono un signore di mezz'età "sono comunque punk dentro".
      Ecco il perché di questi scritti: confessarmi e chiudere un capitolo. Dopo Quarant'anni :)
      Per me la questione musicale non è/non fu la componente più importante (ci arriverò nei prossimi scritti), anche se proprio da quella componente tutto partì.
      Eppoi... beh, sì, sono un tipino con una peronslità, diciamo così, non banale ^________^ e questo ha sempre comportato un sacco di problemi perché non è facilissimo starmi accanto, a qualsiasi livello. Però carismatico no: non sono mai stato "a capo" di nulla, anzi mi sono sempre considerato un "buon gregario". E' vero che probabilmente sono stato uno dei primi punk a Torino (in Italia?...), ma appena ho trovato un gruppo di pari cui riferirmi, mi sono volentieri "messo a disposizione". Poi, com'è ovvio, siamo tutt* vanitos*, questo si sa :)))
      Grazie ancora, di cuore, e a presto!

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  3. Post bellissimo, Orlando, che rivela uno spaccato di un'epoca musicale che anch'io ho vissuto in prima persona anche se in modo più distaccato.
    Riguardo alle tue pessime registrazioni, potresti pubblicarle ugualmente. Anch'io come te ho perso tutte le mie registrazioni migliori, ma alla fine ho deciso di pubblicare ugualmente nel blog tre miei brani registrati malissimo e rimango contento di averlo fatto. Pensaci :-)

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    1. Caro Ivano, grazie per le tue parole, sei sempre gentilissimo :)
      Le prime registrazioni, diciamo pure i miei primi vagiti punk, sono veramente inascoltabili a causa della "qualità" (...) delle "registrazioni"... Voglio dire, faccio persino un po' fatica io a capire quale brano stiamo suonando! Quindi sono io il primo a NON desiderare che Terzi ascoltino quel quasi-indistinguibile-caos :DDD
      Invece le registrazioni dei primi concerti delle Spillettes, registrazioni tutt'altro che disprezzabili, temo proprio che non le otterrò mai, sempre che siano ancora esistenti e che il "discografico indipendente" non le abbia distrutte (d'altronde sono passati quasi Quarant'anni!). Pazienza...
      Mentre invece alcune registrazioni successive, certo non di buona qualità, ma perlomeno "ascoltabili" sono già disponibili in Rete: nei prossimi scritti - che saranno altri due o tre, devo ancora decidere come "spezzarli" - ne indicherò i link.
      Grazie ancora Ivano, un abbraccio e a presto!

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  4. Ho sempre amato il Punk è ho trovato bellissimo questo tuo post pieno di ricordi, un vero e proprio spaccato dell'epoca, non vedo l'ora di leggere il resto ;-) Cheers!

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    1. Carissimo, grazie davvero, sono felice di essere riuscito a comunicare qualcosa, anche se come dicevo più sopra ho dovuto tagliare tantissimo...
      Il resto è già scritto, debbo solo scansionare le immagini e sistemare il tutto in maniera più o meno presentabile, quindi a prestissimo risentirci, e grazie ancora! ;)

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  5. Finalmente riesco a scriverti. Ho letto ieri sera il tuo post con interesse, piacere, divertimento, curiosità, ammirazione, invidia, nostalgia. Scrivi benissimo caro Orlando, inutile che tu faccia tanto lo schivo, racconti un pezzo di vita tua e di storia con grande efficacia senza mai perderti (né perdere il lettore, che è importante 😊). Anche per me l'agosto 1977 è stato importante, sono andata in India per la prima volta. E se la musica punk non la conosco quasi (sono ignorantissima di musica, di qualsiasi tipo, per motivi vari) il fenomeno ovviamente l'ho seguito. E sono schiattata d'invidia, avrei dato un braccio per tingermi di verde o di viola e farmi una bella cresta ma purtroppo avevo cominciato a insegnare per cui ho dovuto rinunciare al sogno. Mi piace tantissimo leggere il tuo resoconto "dal di dentro", perché sll'epoca ero troppo "politicizzata" per poterlo capire del tutto. Aspetto con ansia le prossime puntate. Grazie.

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    1. Carissima Consolata,
      che la mia scrittrice italiana preferita mi dica che scrivo bene un po' mi preoccupa e un po' mi fa capire che mi vuoi bene :)
      Che coincidenza: nel 1977 tu andavi per la prima volta in India, punk e India, due cose così distanti eppure per me così importanti, anzi fondamentali...
      La musica punk, che è variissima e di mille tipi, non credo ti piacerebbe molto, ma appunto la cosa più importante del punk - di un certo punk soprattutto, che vedremo nei prossimi scritti - non era la musica... Ricordo che persino Orietta Berti per un servizio fotografico su Novella2000 si fece la cresta viola e si riempì di borchie e pelle nera: d'altronde il Sistema ingloba e neutralizza qualsiasi cosa ne contesti la priorità. Però tu facevi l'insegnante mentre io quando sono stato assunto in Comune la cresta l'ho dovuta tagliare eccome, anche se durante i primi anni di servizio non rinunciai a un look quantomeno "non-regolare" (che mi costò anche una lettera di censura, pensa te! ^____^).
      Comunque sono strafelice che ti sia piaciuto leggere le mie micro-memorie punk, spero che anche le prossime due o tre (al massimo!) puntate possano interessarti altrettanto, anche se il "tono generale" cambierà un bel po'.
      Baci bacissimi e grazie a te, cara amica.

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  6. Ho la pelle d'oca! Rivisti ora, nonostante la fatica, i sacrifici e le dure prove, devono essere stati degli anni impareggiabili!
    Un bacio 💋

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    1. Carissima Hana, sono stati anni speciali e sì, irripetibili, nel bene come nel male; ho la netta sensazione, direi la certezza, che il me stesso di adesso sia stato interamente forgiato da quegli anni. Di alcune cose me ne libererei volentieri, ma non so se sarà mai possibile :)

      ...piuttosto: ho un po' il timore di star mettendo in gioco troppa roba e troppo mia, ma temo che oramai il meccanismo sia innestato e la scelta è tra il lasciarsi andare ("sputtanandosi" ben bene) o il cancellare tutto e farlo tornare dentro di me, al chiuso e al sicuro. E' un po' come se avessi scelto di farmi vedere nudo da tutte le persone che passano di qui, ma mentre per la reale nudità fisica non ho alcun tipo di pudore, per questa nudità dell'anima sono un po' preoccupato, anche perché se mi racconto, poi non posso più tornare indietro e dire "Scusate, ho solo scherzato!"...
      Eppure sentivo proprio il bisogno di "sfogarmi" per chiudere pubblicamente qualche conto in sospeso. Pensare che ho sempre criticato, tra me e me s'intende, le persone che tenevano blog-diari: e perché, questo cosa sta diventando?
      Ti abbraccio fortissimo.

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  7. Caro Orlando, puoi continuare quanto vuoi a dire che non è mai un granché ciò che scrivi, ma con questo post mi sono emozionata tantissimo, anche perché - puoi crederci o meno - mi ci sono rivista sin troppo.
    Sono nata molto più tardi e, almeno sulla carta, di quanto hai scritto qui non dovrei averci capito quasi un'acca. Invece, posso assicurarti, quasi tutte le band che hai nominato mi sono familiari (quando non conosciutissime ed amatissime). Anche la mia adolescenza è stata tutt'altro che una passeggiata, anch'io gran parte di essa l'ho vissuta in attesa di qualcosa che mi scuotesse dal profondo. Nel frattempo leggevo tanto ed ascoltavo tanta musica. Non ho certo vissuto la nascita del punk e per me, con internet, sicuramente è stato molto più semplice trovare certe perle; credo che uno dei primissimi video in cui mi imbattei fu Sid Vicious che dissacrava My Way. Se ci penso, ancora sento lo stomaco che si ribalta e la pelle d'oca dalla testa ai piedi: era quello, esattamente quello! Sono una persona pressoché incapace di sfogarsi - non mi arrabbio mai - almeno a parole e talvolta scrivere pagine su pagine nelle mie agende non bastava. Cantare a squarciagola, chiusa in camera, le canzoni dei Ramones, dei Queen, di David Bowie, degli Who, dei Clash e chi più ne ha più ne metta quello sì che aiutava.
    Tra i miei coetanei ero un'aliena. Ascoltavo queste cose mentre le mie compagne di classe impazzivano per boyband tipo i Blue. Quando m'illuminavo vedendo qualcuno che indossava una t-shirt di una di queste vecchie band, dovevo poi rimanere puntualmente delusa dal fatto che era tutta scena e che se proprio andava bene, quel ragazzo/a conosceva al massimo la canzone più famosa...
    Insomma, non posso neanche lontanamente paragonarmi al tuo vissuto né era mia intenzione fare un paragone: ciò che hai respirato tu è tutta un'altra atmosfera, che un po' t'invidio perché il tutto aveva un ben altro spessore.
    Questo post è meraviglioso, aspetto con trepidazione i seguiti! :)

    Un abbraccio

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    1. Cara Julia...
      anch'io mi sono emozionato a leggere il tuo commento, meglio: le tue considerazioni personali.
      Al di là del periodo storico, credo che le nostre storie adolescenziali abbiano molto in comune.
      Quando ho letto questo:
      "Se ci penso, ancora sento lo stomaco che si ribalta e la pelle d'oca dalla testa ai piedi: era quello, esattamente quello!"
      Ecco, ci siamo perfettamente intesi. Non su Sid Vicious, ma su "quello", quella cosa che aspetti e tarda ad arrivare.
      Ho anche pensato che in fondo noi siamo stati fortunati: credo ci siano tantissime persone per le quali "quella cosa" non arriverà mai...
      Dico sempre che in mezzo a tantissimo, tantissimo dolore, la mia vita ha però avuto alcuni brevi sprazzi di assoluta eccezionalità (non lo dico in senso egotico, ma non so come meglio spiegarmi) e quegli sprazzi non è che compensino il dolore, ma credo che faranno sì che alla fine della vita potrò dire che "sì, qualcosa c'è stato, non è stato tutto inutile"...
      Grazie dal profondissimo del cuore per le tue parole: danno un senso a quello che scrivo e questa cosa non ha davvero prezzo e fa parte di quegli "sprazzi" di cui sopra.
      Ricambio l'abbraccio Julia, e grazie ancora.

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  8. Sono evidentemente nato qualche anno più tardi, per cui attraverso il punk ci sono passato di striscio. Ho amato (e amo ancora) alla follia i Clash, altrettanto posso dire di Iggy Pop e i suoi Stooges, ma non sono riuscito mai ad ascoltare i Sex Pistols per più di cinque minuti senza sfacellarmi i maroni. Capivo che c'era ben altro oltre la musica, ma a me interessava la musica e quella voce davvero non la sopportavo. Credo l'unico brano cantato da Johnny Rotten che sopporto sia "This is not a love song" (che poi in realtà è dei PiL).
    Nonostante ciò la mia bella t-shirt di Sid Vicious la sfoggiavo piuttosto volentieri...

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    1. PS: Quel Luca che citi immagino sia Luca Signorelli, autore del mitico "L'estetica del metallaro", no? Fu uno dei più grandi giornalisti metal che abbiamo avuto in Italia e gli anni di quel "Metal Hammer" sono anni che oggi, senza di lui, possiamo pure scordarci. Chissà che fine ha fatto...

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    2. Carissimo, cominciamo dalla fine: sì, è proprio quel Luca, ne parlerò più approfonditamente nel prossimo capitolo (online da domani sera) :)
      Come direttore di Metal Hammer non mi posso esprimere, non era la mia rivista preferita e non l'ho frequentata granché, ma come persona era impagabile, un pozzo di cultura musicale e non solo, una persona che quando parlava la si stava ad ascoltare a bocca aperta, tanto riusciva ad appassionare l'ascoltatore. Uno dei pochi amici, insieme a suo fratello Andrea, che mi dispiace davvero di aver perso... [p.s. il suo libro "L'estetica del metallaro" l'ho letteralmente ADORATO! ^____^]

      Per quanto riguarda il punk come musica, mi par di capire che non abbiamo terreno di confronto, visto che citi solo Sex Pistols e Clash (Iggy e gli Stooges non hanno molto a che vedere col punk e l'Iggy solista meno che mai, come lui styesso ha sempre tenuto a precisare).
      Il punk è stato un fenomeno musicalmente vastissimo e ricchissimo, denso di correnti, "sottogeneri", decine di stili diversi e migliaia di band di cui alcune centinaia decisamente strepitose e, al di là dei gusti personali, innovative e che hanno spianato la strada a fenomeni successivi di grande importanza musicale.
      Chissà, magari conoscendo un po' di più l'argomento potresti trovare qualcosa che ti piace! :)
      Grazie per il tuo commento e a presto.

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  9. Perdona l'inutilità di questo mio commento, ma volevo ribadire per l'ennesima volta il mio amore verso questi tuoi memoir musicali!E' proprio emozionante leggerli, li adoro!

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    1. Carissimo Yue, non è inutile il tuo commento, anzi mi fa piacerissimo! Ci fossero anche solo due/tre persone che si divertono/emozionano a leggere queste mie memoriette, io sono STRA-felice!!! :))
      Grazie di cuore, ma tanto!

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  10. Un post bellissimo! *___*
    Mi dispiace di averlo recuperato in ritardo, ma questo vorrà dire che potrò leggere entrambe le parti insieme!
    Mi piace tantissimo leggere (o ascoltare) queste storie e se ci sono le foto è anche meglio!
    Sono ignorantissima sui generi musicali (non solo per questioni anagrafiche), quindi per me questo post unisce l'utile al dilettevole visto che è bello da leggere e mi sta insegnando qualcosa.

    Avere talento musicale è una cosa bellissima! Io ho studiato pianoforte per anni ma ero davvero lenta nell'apprendimento, non ho orecchio musicale e sono stonata come una campana, motivo per cui una volta iniziata l'università non ho più toccato il piano, perchè per me le esercitazioni erano troppo frustranti, unite al fatto che non riuscivo a mettere in pratica quello che magari capivo e immaginavo nella mia testa. Un giorno spero di poter strimpellare di nuovo a cuore leggero!

    La storia della tua prima chitarra mi è piaciuta molto. Non conoscendo tuo padre non posso avanzare ipotesi più di tanto, ma secondo me tuo marito ha ragione. Molte persone hanno difficoltà a esprimere affetto e lo fanno in modo un po' brusco! :)

    Vado a fiondarmi sulla seconda parte! ;P

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    1. Carissima Millefoglie, grazie mille per le tue parole!
      Sono felice se riesco a stimolare un po' di curiosità per un fenomeno che, in fondo, la maggior parte delle persone conosce solo in modo superficiale.
      Avere talento musicale è una cosa bella, è vero, però è anche vero che io l'ho gestito molto male nella vita...
      Tra l'altro in "tarda età" (a 34 anni) cominciai a studiare pianoforte con un insegnante: dopo soli sei mesi - studiando costantemente un paio d'ore al giorno (mi ero comprato un piano digitale con tasti pesati) mi disse che, se volevo, ero già perfettamente pronto a passare l'esame del primo anno del Conservatorio! Certo sentirsi dire una cosa del genere mette i brividi, specie se si tiene conto che praticamente prima di cominciare non sapevo leggere la musica! Bello, fighissimo, pelle d'oca, enorme soddisfazione nel vedere le facce stupite delle persone che mi sentivano suonare già i pezzi (semplici eh!) di Mozart o Beethoven.
      Tutto molto bello...
      Peccato che "il difetto della mia vita" è sempre stato, e temo sarà sempre, l'incostanza, quando non addirittura l'accidia. Quindi al settimo mese la voglia di esercitarmi costantemente mi era già passata ed ecco che l'unica cosa importante nella vita era imparare il Giapponese! (Anche quello studio sarà durato sei mesi a dire tanto).
      Così è stato per l'Ebraico, l'università e mille altre cose.
      Cavoli, scusa lo sfogo, mi sono lasciato prendere dal mio solito attacco di autostima :)
      Comunque ti capisco quando parli di "esercitazioni frustranti", sonocose che passano più o meno tutti i/le comuni mortali (a parte i genii/e) perché ad un certo punto bisogna passare al "livello successivo" e appena ti sentivi un po' di sicurezza, ecco che si deve ricominciare a faticare.
      ...e mi sa che questa cosa dura tutta la vita...
      Rispetto alla mia prima chitarra (che ha fatto una fine pessima... come si vedrà al Terzo capitolo) mi sa che ha davvero ragione mio marito :)
      Spero ti piaccia anche la seconda parte! ;))
      Grazie ancora.

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    2. Peccato, perchè visto il tuo talento magari avresti avuto modo di andare avanti al conservatorio, anche se non so quanto ti sarebbe piaciuto quell'ambiente... non so ai tempi, ma ora me lo descrivono come molto snob! :/ Io non mi ci sono mai avvicinata perchè non mi interessava dedicarmi interamente alla musica, però.

      Anche io purtroppo sono una persona molto incostante e i miei interessi vanno e vengono. Non svaniscono mai ma ho periodi in cui mi ci dedico costantemente e altri in cui... zero totale! Sto cercando di correggere questo mio approccio concentrandomi solo su alcuni, ma ogni volta che inizio qualcosa poi penso sempre di non essere capace di andare oltre un certo punto. Spero di riuscire a fare ordine quanto prima! @_@

      Grazie a te per aver condiviso con noi questo tuo percorso! :)

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    3. Non me ne parlare Millefoglie... :(
      Ho due soli enormi rimpianti nella mia vita: il primo è proprio quello di non aver coltivato "come si doveva" il mio talento musicale (l'altro è quello di aver mollato l'università...), al di là di Conservatori o meno. Credo sia proprio da stupidi possedere un talento e gettarlo alle ortiche per mera e pura pigrizia.
      Pensa che, ad esempio, nonostante io non suoni più la batteria da decenni, ogni pezzo di batteria anche complicatissimo, anche mostruoso, io LO CAPISCO! Cioè, non sarei mai capace di riprodurlo, ovviamente, ma capisco perfettamente cosa sta facendo il batterista. Avrei potuto, lod ico a costo di sembrare un vanesio gasato, diventare veramente un GRANDE batterista, dico proprio a livello tecnico. Lasciamo perdere ché mi metto a piangere :DDD
      Comunque anch'io, come te, non abbandono mai del tutto le mie passioni, anzi non le abbandono mai, ma questo ahimé - per me s'intende - non basta a raggiungere quei minimi standard che mi piacerebbe raggiungere. E in realtà, anch'io come te - ed escludendo però la batteria - ho sempre pensato che "tanto più in là non potrei mai arrivare..." (della serie "l'autostima"... o forse la coscienza di essere uno degli esseri più pigri della terra ^____^.
      Scusa lo sfogo (ennesimo) e grazie infinite per le tue parole, preziose e gradite.
      A presto.

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