lunedì 10 luglio 2017

Kekko Kamen


Kekko Kamen

di Go Nagai


shounen manga ecchi-comico

data originale di pubblicazione:
settembre 1974 - febbraio 1978

serie conclusa, 3 volumetti,
brossura con sovracoperta, 
b/n pag. non numerate


euro 9,90 cad


J-POP





Il mio rapporto col maestro Go Nagai non è stato dei migliori negli ultimi anni.

Sono riuscito a perdermi alcune uscite fondamentali (come Violence Jack, tanto per nominarne uno) che impiegherò parecchio tempo e denaro per recuperare. 
Scelte di acquisti, anzi di non-acquisti, decisamente poco oculate hanno fatto il paio col mio associare le produzioni nagaiane a una persona decisamente sgradita (e grazie a Shiva uscita per sempre dalla mia vita alcuni anni fa) hanno avuto la conseguenza di portare nella mia biblioteca domestica una scelta di opere del maestro di Wajima ancora miserrima. [1]

Naturalmente ho tutte le intenzioni di recuperare, stipendio permettendo.

Ebbene un'opera, forse non la più importante, ma decisamente tra le più divertenti, sono riuscito a recuperarla in questa nuova edizione J-Pop: si tratta di Kekko Kamen, uscita originariamente nel 1974 in Giappone e in Italia per la prima volta nel 2008. 
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Kekko Kamen nella nuova edizione J-Pop
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Umorismo, non maschilismo?

Al tempo della prima uscita di Kekko Kamen in Giappone, qui da noi si era già in fase di piena esplosione del fumetto erotico per adulti che in mezzo a tonnellate di spazzatura ha prodotto anche opere fumettistiche interessanti e artisticamente valide [vedi p. es. qui].
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La maggior parte dei fumetti erotici italiani per adulti - che erano avidamente fruiti non solo da questi ultimi, ma anche da qualsiasi minorenne riuscisse a impossessarsi di qualche albo, magari con la tacita complicità di qualche barbiere [2] - narravano storie in cui nessun non-adulto avrebbe potuto identificarsi. Ed erano fondamentalmente, quando non ostentatamente, maschilisti, sessisti e omofobi. Tranne eccezioni, poche direi.
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Kekko Kamen, invece, è un manga comico-erotico dichiaratamente rivolto ai ragazzi e pur non presentando mai scene di sesso esplicito (inteso come penetrazioni varie o rappresentazione di organi genitali) abbonda in quanto a violenza e nudità femminili: ogni pretesto narrativo ha la finalità di mostrare nudità femminili: in primis quelle della protagonista, la studentessa Mayumi Takahashi, e poi quella della sua salvatrice, la supereroina Kekko Kamen, che agisce indossando abbigliamento (...) composto da: maschera per coprire l'identità segreta, sciarpa, guanti e stivali. Oltre a questo striminzitissimo abbigliamento (...) Kekko Kamen ha sempre con sé una frusta con la quale dispensa abbondanti punizioni ai cattivi di turno.
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Nonostante queste premesse io personalmente in Kekko Kamen non ci ho visto né sessismo né in particolare maschilismo (se non la dose minima in quanto fumetto scritto negli Anni 70 da un maschio giapponese). Sono troppo accondiscendente verso il maestro Nagai? Può essere. Ma entriamo nel particolare.
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è lei, la misteriosa e svestitissima Kekko Kamen!
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Nell'Istituto Sparta, scuola dove loschi insegnanti umiliano quotidianamente gli studenti nei modi più bizzarri, fa la sua comparsa l'eroina Kekko Kamen! Coperta solo da maschera, sciarpa e stivali, la svestita paladina della giustizia si ergerà a difesa dei poveri studenti!  [plot fornito dalla Casa editrice]
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Questa la trama di base della storia di Kekko Kamen, costituita sostanzialmente da episodi autoconclusivi, collegati da una ferrea e coerente continuity interna.
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Sottolineo che la coerenza è, appunto, tutta interna, in quanto la storia poggia su basi assurde e probabilmente proprio per questo ancora più divertenti: l'assurdità dell'assunto di base permette a Nagai di scatenarsi con decine e decine di gag che in una situazione "realistica" sarebbero improponibili.
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A cominciare dall'ambientazione: l'Istituto Sparta (nome scelto non a caso) è una fortezza impenetrabile situata in mezzo a chissà quale boscaglia; esso ospita, a carissimo prezzo, studentesse e  studenti i quali con discutibilissimi mezzi vengono "formati" per passare gli esami più difficili e poter così entrare nelle migliori scuole del Giappone.
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Gli insegnanti scelti per questo compito sono praticamente dei criminali sadici che più che insegnare godono a infliggere agli studenti, anzi preferibilmente alle studentesse, le peggiori punizioni corporali; il tutto sotto l'occhio bavoso e pervertito del preside, chiamato Unghia del Piede di Satana, perennemente coperto da una maschera da demone con un cappuccio da giullare.
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il preside dell'Istituto Sparta: Unghia del Piede di Satana
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Come esaurientemente spiegato dalle note che concludono tutti e tre i volumi della J-Pop, tutti i nomi dei personaggi di Kekko Kamen sono storpiature e/o parodie di personaggi di altri manga, alcuni dello stesso Go NagaiIl traduttore italiano, Fabiano Bertello, fa letteralmente i salti mortali per mantenere anche nella nostra lingua il significato - o almeno parte di esso - degli spassosi nomi giapponesi e, pur essendo la cosa in taluni casi impossibile, svolge davvero un ottimo lavoro.
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Dall'Istituto Sparta è impossibile non solo fuggire, ma anche solo entrare in contatto col mondo esterno, famiglie degli studenti e studentesse comprese! Nessuno quindi è al corrente delle nefandezze sadico-sessuali che si consumano all'interno della fortezza.
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La studentessa più sfortunata, perenne preda degli appetiti sadico-sessuali del preside e dei criminali insegnanti, è la già citata Mayumi Takahashi, studentessa del primo anno, pura di cuore e di sentimenti - o così sembrerebbe - gentile e disponibile e forse proprio per questo vittima designata dell'accozzaglia di depravati che gestisce lo Sparta... 
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Ogni scusa è buona per punire Mayumi nei modi più crudeli e quando la scusa è assente, Unghia del Piede di Satana e collaboratori la costruiscono ad hoc per potersi divertire.
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una delle "tipiche situazioni" in cui si trova Mayumi Takahashi
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Mayumi rischierà più e più volte la sua stessa vita, ma sempre arriverà a salvarla la sua amatissima e misteriosa Kekko Kamen.
Non saranno sempre vittorie scontate, anzi, come in tutte le narrazioni di battaglie che si rispettino, spesso e volentieri l'eroina nuda avrà inizialmente la peggio, talvolta anche la molto peggio... ma ovviamente, essendo la serie intestata a suo nome, la vittoria finale dovrà pur sempre essere la sua.
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Oltre a escogitare punizioni sempre più sadiche ai danni delle allieve, e di Mayumi in particolare, Unghia del Piede di Satana e i suoi diabolici collaboratori avranno di che progettare sempre nuovi escamotage - a base di sesso e violenza, s'intende - per cercare non solo di catturare Kekko Kamen, ma anche e soprattutto di scoprire chi si cela sotto la sua maschera.
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Così un episodio dopo l'altro, tra torture e abusi, ragazze spogliate - soprattutto Mayumi - e violenza che diventa sempre più estrema (o che cerca di diventare tale), tentati omicidi, tradimenti, doppi giochi e una marea di giovani seni e sederi al vento e sospetti su chi si celi dietro la maschera della vendicatrice Kekko Kamen, si arriva al gran finale, denso di combattimenti e salti scosciati (il colpo segreto e micidiale della nostra eroina, col quale mette la propria vagina praticamente in faccia all'avversario di turno); un finale epico e sacrosanto, che lascerà comunque molti dubbi irrisolti...
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Eccolo il primo "salto scosciato", arma terribile di Kekko Kamen!
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Dunque: come mai poco prima mi sto a lamentare della "eticità" di un fumetto e ora esalto un manga classificato come "ecchi" con abbondanti dosi di "fan service"???
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Perché c'è una differenza enorme tra un manga odierno in cui una ragazzina viene resa schiava da un adulto [che alla fine certamente se la sposerà, perché si sa: la donna non è tale se non moglie e madre...] e un manga di oltre quarant'anni fa in cui ogni cosa, dalle tette ai culi alle frustate alle torture alle botte all'iperviolenza, è manifestamente ironica, anzi proprio comica, e tutto quanto è, in modo dichiarato, una satira ad altri, ben più drammatici, manga.
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La differenza è davvero abissale!
Non so se il maestro Nagai sia femminista o meno, e francamente non mi interessa, ma so che in Kekko Kamen non ho trovato maschilismo [se c'è e non l'ho visto io, per favore ditemelo, sul serio. Grazie], anzi ci ho visto il contrario.
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L'umorismo e la comicità possono - eccome - essere "schierati", con buona pace dei qualunquisti, ma in questo manga la comicità è solo (e tanto) divertente e anzi prende pesantemente in giro istituzioni "sacre" come:
la scuola giapponese, ultra competitiva quasi a livello di disumanità; 
la presunta "superiorità" dei maschi sulle femmine; in questo manga la totalità dei maschi fa proprio un po' schifo, mentre la maggior parte delle femmine sono personaggi decisamente più positivi; 
l'imbarazzo per situazioni che sarebbero naturali (nudità), ma che vengono invece ufficialmente stigmatizzate, mentre privatamente e con le peggiori scuse ci si sbava abbondantemente sopra; 
un tabù che da qualche migliaio d'anni imbarazza terribilmente tutti quanti, i maschi soprattutto, ovverosia la vagina. Altro che "invidia del pene", ma per favore...
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la nostra eroina se la cava anche coi nunchaku
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Leggendo Kekko Kamen i giovanottini - e le giovanottine lesbiche s'intende - si saranno anche chiusi in bagno quarant'anni fa (e magari anche oggi, se dio vuole), ma il quid principale di questo manga, la cosa che lo rende realmente e gioiosamente fruibile oggi, non sono le tette e i culi, o per lo meno non sono loro la cosa principale: la cosa - le cose - che lo caratterizzano sono il divertimento sfrenato, la comicità prorompente, la satira pungente valida quarant'anni fa come ancor oggi, la gioia della ribellione all'autorità ingiusta (anzi, proprio criminale... ciò mi rammenta qualcosa... situazioni a noi molto più vicine nel tempo e nello spazio...), l'assenza di moralismo, gli elementi positivi di amicizia e solidarietà, il disinteresse dell'eroina. 
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Insomma, un mucchio di cose positive, che comunque si possono anche tranquillamente ignorare per fruire Kekko Kamen anche "solo" come fonte di risate e gioioso divertimento, grazie alle decine di divertentissime gag, azione ultra-dinamica e iperviolenza. A proposito della quale ricordiamoci che un corpo sanguinante e prostrato, esattamente tre vignette dopo è sano, riparato e senza cicatrici: ciò a dire che non è la violenza l'elemento centrale del manga, ma ci serve solo come escamotage per parlare d'altro, divertendo(ci). 
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Ciò non toglie che le numerosissime scene di bondage siano fatte veramente ma veramente bene e chi apprezza il genere ne resterà, ne sono convinto, più che soddisfatt* .
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tranquilli/e: un paio di vignette e Mayumi Takahashi sarà come nuova!
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La risposta alla domanda che mi facevo all'inizio di questo scritto è senz'altro: sì, umorismo, non maschilismo. Questo indipendentemente dalle idee personali di Go Nagai, alle quali ripeto di non essere interessato; non in questo contento, almeno.
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Mi sono anche detto, a rigor di correttezza (nei miei stessi confronti, intendo) che essendo io un uomo, sono scarsamente adatto ad identificarmi con le vittime dei criminali "insegnanti" dell'Istituto Sparta; allora ho pensato alla stessa storia in cui le vittime siano uomini gay di mezz'età e beh, credo che mi sarei divertito ancor di più! :)
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Per quanto riguarda lo stile del maestro Nagai, sapete già che o lo si ama o lo si odia, è decisamente difficile restare indifferenti; io - neanche a dirlo - faccio parte di coloro che lo stile del maestro lo amano.
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L'edizione J-Pop l'ho molto apprezzata: bello tutto, dalla carta alla stampa alle sovracoperte e se c'è chi potrebbe lamentarsi del prezzo, faccio notare che i tre volumi sono belli cicciotti e il tempo di lettura di ciascuno è tutt'altro che breve, quindi sì, promosso anche il prezzo.
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Iiil suooo voltooo nessun conosce però...iiil suooo corpooo... tutti conoscono!Kekko Kamen la nostra paladina! Che gran donna è!...
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Note:
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[1] Possiedo attualmente solo Devilman, La Divina Commedia, Mao Dante, Shin Mao Dante e Ufo Robot Goldrake. Ho letto a scrocco, molto tempo fa, i primi volumi di Violence Jack, tutto Mazinsaga e tutto Getter Robot Saga.
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[2] Sia sempre santo il barbiere di piazza S. che, dal 1968 al 1971, mi permise di leggere tonnellate e tonnellate (e tonnellate) di Kriminal, Satanik, Jacula, Isabella, Terror, Jolanda, Vartàn... e un sentito "grazie!" anche al barbiere di via P. che dal 1971 al 1974 continuò a permettere la mia formazione culturale con altre tonnellate di Oltretomba, Rolando del Fico, Wallenstein, HessaDe SadeBonnie, Goldrake Playboy (che non è una versione erotica del robottone di Nagai), LuciferaLando, Il Montatore e mille altri ... 
Per la cronaca, dai 14 anni non ebbi più proibizioni di sorta nelle mie letture, segno non tanto della liberalità del genitore, quanto del suo dichiararsi sconfitto sapendo benissimo che avrei comunque letto, di nascosto, ciò che desideravo leggere. Grazie papà. E grazie anche a Voi e a Voi.
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Go Nagai: "Kekko Kamen" - J-Pop


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9 commenti:

  1. Molto simpatico quell' "abbigliamento (...)" :p

    Purtroppo io con nagai ho qualche difficoltà a "fare amicizia" xD non amo molto il suo stile di disegno e in generale le sue storie mi dicono poco. Mi incuriosisce solo Devilman e ho dato una sfogliata veloce alla Divina Commedia e sembra un progetto molto interessante.

    Condivido sul discorso su umorismo/sessismo. Non conosco la storia, ma il fatto che ci siano donne nude non corrisponde per forza a sessismo, di questo ne sono più che convinta ;)

    Complimenti per l'articolo e... w i barbieri ;D

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    1. E' un abbigliamento che bisogna dire va su tutto! :DDD
      Ti capisco benissimo casa Millefoglie, non sei l'unica (anche la nostra amica Caroline ha difficoltà col maestro Nagai ^____^) e infatti non insisto perché anch'io ho delle idiosincrasie per le quali mi è difficile, se non impossibile, "far finta di nulla". Ti faccio un esempio pratico: detesto - è dir poco! - lo stile di un disegnatore di comics americano, che peraltro ho anche conosciuto di persona ed è, inutile dirlo, delizioso e di una simpatia e gentilezza superiori!
      Ebbene, piuttosto che leggere una storia disegnata da lui, guardo le crepe sui muri! :D
      Non mi ha fatto niente eh, anzi ripeto, mi è super-simpaticissimo, ma detesto veramente con tutta l'anima i suoi disegni, il suo stile proprio. Ovviamente è apprezzatissimo dal comicdom sia statunitense che italiano, quindi quando ancora frequentavo forum e social e mi scappava detto che non mi piaceva per niente scattavano gli anatemi! :DDD
      (Ah, lo dico con dispiacere, si tratta di Mark Bagley... tanto delizioso come persona quanto - PER ME - orribile come stile.)
      Quindi, tornando a bomba, ti capisco e capisco che vista l'abbondanza di produzione fumettistica mondiale è anche un po' inutile "sforzarsi"; mentre invece se in qualche modo ti senti attratta da Devilman - per me è un Capolavoro Assoluto della Storia del Fumetto Mondiale! - fai bene a tentare un approccio. La storia, come saprai, è crudissima, violenta e depressiva... Se per caso un giorno affronterai la lettura di Devilman ti prego di farmi sapere come l'hai trovato!

      Sono felicissimo che il primo commento al mio articoletto sia concorde sul fatto che una storia in cui compare molto nudo femminile non sia necessariamente sessista!

      ...e sì, viva i barbieri, che - dico sul serio - negli Anni 60 e 70 sono stati FONDAMENTALI per la diffusione del fumetto italiano!

      Grazie ancora e a presto!

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    2. ..ehm... "cara" Millefoglie, non "casa Millefoglie", scvusa l'errore di battitura :D

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  2. E' innegabile che i "pornetti" fossero indirizzati a un pubblico maschile e maschilista (anche se in un'intervista su Comic Art ricordo che un'attrice diceva di apprezzare Jolanda de Almaviva) e che avessero un sottotesto omofobo, ma con sorpresa ho scoperto che ne esistevano anche di "gay friendly" o comunque tutt'altro che denigratori:

    https://vintagecomix.blogspot.it/search/label/BATTY%20%26%20GAY

    https://vintagecomix.blogspot.it/search/label/MACHO

    Permettimi di dire infine che per quanto i barbieri abbiano fatto molto per la diffusione del fumetto erotico popolare, non arriveranno mai al livello di quanto fatto da Barbieri - nel senso di Renzo, l'editore :D

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    1. Caro Luca, conosco abbastanza sia Batty & Gay che Macho e, permettimi, se quelli sono fumetti "gay friendly" siamo proprio su due pianeti diversi, ma diversi tantissimo :)
      Anzi, ti confesso che dover "spiegare" oggi perché quelle due serie erano quanto di peggio potesse esserci a livello di omofobia mi intristisce molto, ma tant'è, il mondo è bello perché è vario. Per il popolo LGBTQ il mondo, specialmente certi Paesi, è parecchio meno bello, ma lasciamo perdere, non è questa la sede.
      Certamente i fumetti erotici italiani della Edifumetto e della Ediperiodici erano letti anche da una minoranza di lettrici e questo non fa minimamente diminuire i disvalori e il sessismo di cui erano portatori. Maschilismo e omofobia non sono appannaggio della sola popolazione maschile.
      Su Barbieri Renzo, ovviamente sono d'accordo con te :)
      Saluti.

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  3. Eccomi qui!
    Come preannunciato, concordo con il tuo giudizio: non considero opere come Kekko Kamen o Cutey Honey sessiste, nonostante le nostre eroine appaiano spesso e volentieri (molto volentieri) poco vestite e in situazioni piuttosto piccanti, e questo perché, a mio avviso, rimangono sempre dei "soggetti" , non degli "oggetti" .
    Sono appunto le "eroine" dei loro manga, incarnando tutti i messaggi positivi del caso.
    C'è una differenza abissale tra il fanservice odierno e l'ecchi di Nagai: certo, in entrambi i casi è un elemento che viene inserito per attirare un determinato tipo di lettore, ma in Nagai c'è anche un intento dissacrante, che vuole rompere gli schemi, farsi beffe dei benpensanti (siamo negli anni '70, e prima di lui nessuno si era spinto tanto in là nello sfidare il "comune senso del pudore" - se così vogliamo chiamarlo); di fatti, quasi sempre si accompagna a scene comiche, dove tutto è volutamente esasperato.
    Inoltre, non viene mai nascosto che l'obiettivo è solleticare il lettore, come confermato dagli interventi dello stesso autore a bordo pagina: in un certo senso, se mi permetti il termine, nonostante si stia parlando di situazioni alquanto pruriginose, c'è anche un certo "candore", un che quasi di infantile, proprio perché è tutto estremamente palese, privo di filtri.
    Negli autori moderni tutto questo manca: si è tolto all'ecchi il lato sovversivo, e tutto si riduce ad un semplice "sex sells".
    Forse l'ultimo autore in cui ho ritrovato siparietti comici (indubbiamente più soft) ma vicini come spirito a quello di Nagai (ovviamente con le dovute differenze) è Akira Toriyama.
    Concludo sottolineando anche il tuo "personalmente in Kekko Kamen non ci ho visto né sessismo né in particolare maschilismo (se non la dose minima in quanto fumetto scritto negli Anni 70 da un maschio giapponese)", perché credo che in opera vada comunque contestualizzata, per lo meno per alcuni aspetti: la sensibilità di oggi non è quella di ieri, ed è diversa da quella che saràdomani; voler misurare rigorosamente un autore con i metri odierni potrebbe non essere l'atteggiamento più corretto...
    Grazie per la bella recensione.
    Baci baci e a presto!!!!!!

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    1. Carissima Hana, ecco le parole che ho cercato per tutto il tempo e non ho trovato, costringendomi così a parafrasare all'infinito: "soggetto, non oggetto".

      Allo stesso modo, cosa da me non sottolineata,ma che tu contribuisci a chiarire, è la dicotomia "prurigine/candore", due concetti non sempre e non necessariamente contrapposti, e ne abbiamo la prova proprio in Kekko Kamen.

      Purtroppo non ho ancora letto Cutie Honey, ma conto di provvedere quanto prima.
      Per quanto riguarda gli odierni ecchi, la mia esperienza in tal senso è risicatissima: ho letto giusto la prima serie di Rosario Vampire e poco altro, troppo poco per farmene un'idea anche solo abbozzata...

      Sono d'accordo con te anche su Toriyama: anzi ricordo le false e pretestuosissime polemiche sulle innocentissime "pruriginosità" presenti in Dragon Ball, quelle che costrinsero la Star Comics a scrivere un buffo (oggi pare buffo, allora proprio per niente!) disclaimer in cui si precisava che i protagonisti dei manga "sono tutti maggiorenni e inoltre non si tratta di personaggi reali, ma di rappresentazioni grafiche"...

      Storicizzare e contestualizzare, appunto, due fondamenti per giudicare qualsiasi cosa, a maggior ragione le opere dell'ingegno umano, che rispecchiano, o anticipano o rivoluzionano, i canoni estetici e sociali di un determinato periodo.
      Operazione questa che, purtroppo, vedo poco o punto praticata da molti/e giovani e giovanissimi/e... Ecco quindi che i fumetti di Lee e Kirby e Ditko degli Anni 60 diventano "verbosi", Crepax "pornografico", Satanik "ridicola" e altre amenità del genere.

      Ti ringrazio tanto per questo tuo bell'intervento che fornisce una sorta di indispensabile cappello conclusivo al mio scritto, grazie davvero!
      Baci ricambiatissimi <3
      A presto!

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  4. Ho letto che per quest'anno preferisci non fare un post al riguardo, ma volevo farti sapere che anch'io ti ho premiato con un Liebster Award (http://breakfast-pancakes.blogspot.it/2017/07/blog-liebster-award-2017.html).
    Baci.

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    Risposte
    1. Grazie mille Carissima!
      Ho risposto alle tue domande direttamente sul post del Liebster e mi sono tanto piaciute le tue risposte :)
      Baciottissimi!!!

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