domenica 27 dicembre 2009

LA SAGA DI FENICE: capolavoro mutante di Claremont e Byrne


Quando pensiamo al fumetto americano inteso ancora come un cult per pochi e non come un fenomeno commerciale, il pensiero va automaticamente alla produzione DC Comics della metà degli anni ’80: ma non possiamo ignorare che a fare da battistrada alle quasi coeve opere di Miller e Moore (mi riferisco ovviamente a “The Dark Knight” e a “Watchmen”), ci furono i grandi serials della Marvel. Infatti laddove la DC, da sempre rivale antagonista della Casa delle Idee di Stan Lee, promuoveva immortali e rivoluzionarie graphic novels, la Marvel, già verso la fine dei ’70 e i primi ’80, porgeva il testimone di alcuni suoi titoli più celebri a giovani cartoonists pieni di talento e di idee altrettanto rivoluzionarie. Miller (prima di approdare alla prosa del Cavaliere Oscuro) si fa le ossa su “Daredevil” (prima solo con i disegni, poi anche con i testi), mentre i “Fantastici Quattro” vengono affidati provvidenzialmente a John Byrne. Ma questi sono solo alcuni dei titoli e dei nomi più rilevanti.

Dal 1975 in poi un titolo su tutti avrebbe sovrastato il panorama fumettistico mondiale.

Il fumetto italiano NON compie cent'anni


Da alcuni mesi a questa parte si usa dire che nel 2008 il fumetto italiano compie cento anni. Fioccano gli articoli celebrativi e le mostre, in dicembre le poste emetteranno una serie di francobolli ed è addirittura stato costituito dall’ex ministro Francesco Rutelli un Comitato al quale affidare l'organizzazione dei festeggiamenti...
E’ buffo tutto questo dispiegamento di mezzi e risorse se pensiamo che il fumetto non compie cento anni!

Ma andiamo con ordine. Il 27 dicembre 1908 usciva il primo numero del Corriere dei Piccoli, supplemento settimanale del Corriere della Sera ideato da Paola Lombroso Carrara e fondato e diretto fino alla sua morte nel 1931 da Silvio Spaventa Filippi.
Il Corriere dei Piccoli è stata la prima pubblicazione stampata ad ospitare fumetti in Italia. Sul Corriere sono transitati i classici americani dei primi del ‘900, cloroformizzati, trasformati in filastrocche per i piccolissimi e ribattezzati Bibì e Bibò, Arcibaldo e Petronilla e Mio Mao, affiancati dagli autoctoni BilBolBul di Attilio Mussino e Il Signor Bonaventura di Sergio Tofano.
Questa in breve è la presunta nascita del fumetto in Italia.

Ricordando JIM MOONEY


Il 30 marzo 2008 è venuto a mancare Jim Mooney, storico disegnatore e inchiostratore di tanti albi Marvel e DC dalla Silver Age in poi.

Una premessa: Mooney, in Italia, da tanti anni gode di una pessima fama tra i lettori.
Quando sul finire degli anni '80 i fumetti di supereroi tornarono nel nostro Paese con le testate Star Comics e Play Press, accanto ai vecchi lettori dell'epoca Corno e Cenisio comparvere molti nuovi appassionati pronti a scoprire un mondo nuovo. E tra i tanti autori che tornavano ad essere pubblicati c'era proprio Mooney, presenza fissa sulle pagine delle storie dell'Uomo Ragno come disegnatore e più spesso inchiostratore delle serie AMAZING e SPECTACULAR SPIDER-MAN fino a tutta la prima metà degli anni '80. La goffaggine del suo Uomo Ragno e di quello disegnato da Al Milgrom e da lui inchiostrato, l'evidente stanchezza/fretta del lavoro di Mooney e, già che ci siamo, la sfortuna dell'artist di ritrovarsi a lavorare su storie mediocri, contribuirono a rendere il nome Jim Mooney uno dei più odiati tra quei lettori che non potevano conoscere la sua produzione precedente insieme a quelli dei suoi collaboratori (il già citato Milgrom e lo scrittore Bill Mantlo).

L'onestà impone di dire che in effetti quelle prove erano a dir poco modeste, e che sfiguravano di fronte a molte delle uscite di quegli anni.

L'UOMO RAGNO - Road to Brand New Day Pt. 4: fine

L'UOMO RAGNO - Road to Brand New Day Pt. 4: Ancora un altro giorno


L’Uomo Ragno è un ricercato; i Parker sono in fuga; zia May è in coma. E’ il momento forse più difficile nella vita dello stupefacente Uomo Ragno, e niente e nessuno può aiutare lui e la sua famiglia ad uscirne.

Come se non bastasse, all’eroe tornato in rossoblu iniziano ad accadere delle cose strane: incontra due sconosciuti che hanno avuto delle vite più o meno felici, ma in ogni caso incomplete. E poi una bambina che viene da chissà dove. Una bambina che, in realtà... è Mefisto.

Sì, Mefisto, il diavolo quello che tante volte abbiamo visto sulle pagine dei fumetti del Dr. Strange, di Thor e soprattutto di Silver Surfer. Cosa vorrà mai da Peter Parker in un momento come questo?

L'UOMO RAGNO - Road to Brand New Day Pt. 3

L'UOMO RAGNO - Road to Brand New Day Pt. 3: L'ora più nera


Per chi segue solo in edizione italiana: non tutte le storie citate sono state già pubblicate dalla Panini Comics qui da noi, quindi in questo articolo potreste trovare qualche anticipazione indesiderata!

Il momento tanto temuto è arrivato: la scelta di smascherarsi è costata cara a Peter Parker, visto che almeno un criminale è riuscito a colpire la sua famiglia. Si tratta di Kingpin, che, come detto nello scorso episodio, ha ingaggiato un sicario che ha ferito gravemente zia May con un colpo di fucile.

E’ l’inizio di Back in black, che non è una vera e propria saga, ma un evento che tocca tutte e tre le collane dello stupefacente Uomo Ragno. A partire da AMAZING SPIDER-MAN 539 (L’UOMO RAGNO 471, Panini Comics) Peter, sconvolto per quanto è successo alla zia, decide di farla pagare ai responsabili e all’intero mondo criminale della città, e diventa più cupo e violento. E cosa c’è di meglio, per sottolineare il cambiamento, del ritorno del costume nero che negli anni ’80 sostituì il simbionte alieno trovato durante le Guerre Segrete?

L'UOMO RAGNO - Road to Brand New Day Pt. 2

L'UOMO RAGNO - Road to Brand New Day Pt. 2: Venti di guerra (civile)
Proprio mentre negli USA escono i primi capitoli del rilancio Brand new day, continuiamo il nostro speciale su ciò che è avvenuto prima dell’evento.

Nella prima puntata avevamo lasciato l’Uomo Ragno rinato dopo gli eventi del crossover L’altro, con un nuovo corpo e nuove abilità. Tutto questo è solo un prologo ai successivi sconvolgimenti nella vita dell’eroe, che iniziano subito dopo con AMAZING SPIDER-MAN 529 del 2006 (in Italia L’UOMO RAGNO 451, Panini Comics). Tony Stark, ovvero Iron Man, dota Peter Parker di un nuovo costume, una corazza rosso-oro (i classici colori di Iron Man) piena di gadget tecnologici di ogni tipo. Zampe meccaniche, effetto camaleonte, ali per planare, radar interno... insomma, un bel cambiamento, per un personaggio che aveva quasi sempre utilizzato i suoi poteri e la sua intelligenza per sopravvivere.

L'UOMO RAGNO - Road to Brand New Day Pt. 1


L'UOMO RAGNO - Road to Brand New Day Pt. 1: Diventare un Nuovo Vendicatore


E’ tempo di grossi cambiamenti, per l’Uomo Ragno. Il ciclo di Joe Michael Straczynski, iniziato nel 2001, sta per concludersi con la saga One more day, in vendita in queste settimane negli USA, e sarà seguito da un rilancio denominato Brand new day (da gennaio 2008), che a quanto pare riporterà alle radici il più popolare supereroe della Marvel Comics. Per non arrivare impreparati all’evento, Fumettidicarta vi offre questo speciale a puntate per ripercorrere insieme le tappe che stanno portando Spider-Man a vivere questa nuova rivoluzione editoriale.

Nel 2004 la saga Vendicatori divisi (da noi su THOR 74/77, Panini Comics) ha colpito il cuore dell’Universo Marvel, mostrandoci la fine del suo supergruppo più potente, i Vendicatori, distrutti dalla follia di uno dei loro membri storici, la strega Scarlet. Visione e Occhio di falco morti, Wasp gravemente ferita, la base distrutta... tante ferite che hanno portato allo scioglimento del gruppo, ma non alla morte dei suoi ideali. Iron Man e Capitan America, infatti, hanno voluto tenere in vita il sogno dei Vendicatori reclutando altri supereroi e fondando i Nuovi Vendicatori... ma che c’entra questo con l’Uomo Ragno?
Thwip.

...continua...

CREMONA, SFASCIA, ROSENZWEIG: intervista esclusiva


L'istinto nel fumetto: Intervista Esclusiva a MATTEO CREMONA, MAURIZIO ROSENZWEIG, FEDERICO SFASCIA
È buio, sono sul sedile posteriore di un’Audi e ascolto Matteo Cremona, rapito dall’entusiasmo con cui parla del fumetto e delle sfide che pone. Approfitto di una sua pausa per alzare lo sguardo dal mio block notes: al posto di guida c’è Federico Sfascia che chiacchiera tranquillo con Maurizio Rosenzweig.
“Io riesco a non parlare con nessuno... il risultato è che poi parcheggio nel box di un altro” sento dire a Sfascia. Ripenso a oggi pomeriggio quando Federico fra lo stupito e l’imbarazzato ha risposto alle mie domande sull’essere scrittore “È come se mi chiedessi ma tu perché respiri? Non so che dirti, io queste storie le vedo scorrere continuamente dentro la mia testa e mi ci perdo in ogni momento”.
Matteo Cremona, Maurizio Rosenzweig e Federico Sfascia, tre fumettisti per cui narrare storie è un istinto. Sono qui per raccontarli, per capire come vivono il fumetto e scoprire chi è Giada, la loro ultima creazione.
La macchina rallenta, stiamo per arrivare all’ultima tappa della giornata.

martedì 8 dicembre 2009

AMAZING SPIDER-MAN di Stan Lee e John Romita, Sr

Anche per quest’anno la fiera di Lucca è finita. Ho rivisto gente, mi sono divertito, ho comprato... eh, quanto ho comprato. Tante cose. E tra queste, un qualcosa “in più” che ho voluto come autoregalo di laurea: dei numeri di AMAZING SPIDER-MAN degli anni ’60. Non importa quali siano, o quanto li abbia pagati (per fortuna poco!). Ciò che per me conta davvero è che mi sono portato a casa dei pezzi “antichi” appartenenti a quello che considero il miglior periodo nella vita editoriale del mio eroe preferito, l’Uomo Ragno. Avevo già deciso di scrivere per questo sito un articolo su quell’epoca d’oro, e ora che ho tra le mani queste meraviglie di Stan Lee e John Romita Sr. mi sembra ancora più doveroso farlo!
Premessa: adoro le storie di Spider-Man di Stan Lee e Steve Ditko, i creatori del personaggio. Trovo che Ditko sia stato eccessivamente e ingiustamente sottovalutato, e le sue storie meriterebbero di essere riscoperte con più attenzione. Però... è con Romita che l’Uomo Ragno diventa l’Uomo Ragno che tutti conosciamo e amiamo. Sono quelle le storie che hanno reso questo personaggio davvero immortale e popolare. Ed è di loro che oggi voglio scrivere.

Warcraft Legends vol. 1

WARCRAFT LEGENDS vol. 1 di AA.VV.
Brossurato con sovracoperta, 192 pg. colori 5,90 euro - J-Pop

Quattro storie, quattro stili, quattro modi di interpretare il genere fantasy, un solo universo.
Se volessimo estremizzare la sintesi di Warcraft Legends – Volume Uno potremmo fermarci anche qui… ma non vogliamo, non voglio: permettetemi di indugiare ancora un po’.

Il mondo nel quale sono ambientate le quattro storie brevi che compongono questo “manga” (perché questa è la definizione usata sul retro della sovracopertina, nonostante si legga all’occidentale) è quello dei videogiochi della serie Warcraft (ottimi giochi strategici in tempo reale) e di World of Warcraft (per chi non lo conoscesse, si tratta di uno strepitoso gioco di ruolo online multi-giocatore), ovvero un medioevo fantasy popolato da esseri umani, orchi, elfi di varie specie, troll, tauren, nani, non-morti e da molte delle creature fantastiche che vi potrebbero venire in mente.

V FOR FUMETTO di aa.vv.

V FOR FUMETTO - Laboratorio Creativo di Fumetto Sperimentale di AA.VV. - Brossurato 28x26 cm, 64 pg. b/n e colore 12,90 euro - ProGlo Edizioni
La versatilità della Rete consente a chi la utilizza di essere non solo veloce, ma anche... lento, grazie al cielo! Si può dunque utilizzare Internet in modo opposto a quello per il quale è stato creato, ci si può prendere tutto il tempo che si vuole e magari questo permetterà di non rimpiangere troppo l'adorabile, e rimpianta, "lentezza" della carta, la carta di cui erano fatte le fanzine per esempio, per le queli l'importante non era "essere sulla notizia", ma "esserci".

Ed è appunto con un solo anno di "ritardo" (?...) che andiamo a raccontare qualcosa di questo bellissimo - eh sì, ci si sbilanci pure... - libro, per il quale qualsiasi attenzione non è mai "in ritardo", vista la sua validità, e non solo (non solo valido, cioè; ne parliamo tra poco).
Ci sono libri che servono a leggere meglio i libri, e film che aiutano a guardare meglio i film. Ci sono anche fumetti che aiutano a leggere meglio i fumetti, come ad esempio Understanding Comics di Scott McCloud, manuale sul fumetto, a fumetti, che ha forse il limite di essere eccessivamente didascalico, anche se naturalmente ciò non ne sminuisce l'importanza o l'utilità.

lunedì 30 novembre 2009

ALAN MOORE 'La Voce del Fuoco' - intervista - 2004

DISCLAIMER:
Intervista originalmente pubblicata su www.a***blog.com [ora è un sito porno, ndO nov. 2009]
copyright e tutti i diritti riservati agli autori - 2004

Alan Moore è il più grande scrittore di comics, per quanto alcuni sceneggiatori - pochi - abbiano cercato di sminuirne l'importanza in una gara riuscita soltanto a dimostrare l'invidia e l'astio nei confronti di quello che rimane un modello da seguire sia come caratura di concetti espressi, di stile letterario, di analisi psicologica dei personaggi. Inutile citare i numerosi lavori che, dagli anni '80 ai giorni nostri, hanno spazzato via vecchi preconcetti sul modo di fare fumetti per creare dei punti fermi coi quali tutti quanti, autori e lettori, hanno dovuto fare i conti.

venerdì 6 novembre 2009

Lo Spettro, di John Ostrander - Tom Mandrake

LO SPETTRO di John Ostrander | Tom Mandrake
3 volumi brossurati, 544 pg. colori cad. - 22,00 euro cad. - Classici DC - Planeta DeAgostini Comics


"Chiunque lo legga può ben vedere che Lo Spettro è il fumetto che Tom Mandrake era nato per disegnare."

"The Spectre’s story is an old one, but John Ostrander and Tom Mandrake
told it in an entirely new way, treating readers to one of the greatest runs in
modern comics." - John R. Fultz
Lo Spettro è l'Ira di Dio ed è anche l'anima tormentata di un poliziotto - Jim Corrigan - ucciso orrendamente dalla malavita.

Una lieve imprefezione, di Adrian Tomine

UNA LIEVE IMPERFEZIONE (Shortcomings) di Adrian Tomine
Brossura, 119 pg. b/n - 14,90 euro - BUR


Dopo le pubblicazioni della Coconino torna l’autore di fumetti, giapponese di quarta generazione ma americano d’adozione, Adrian Tomine: nato a Sacramento, in California, nel 1974, ha studiato all’università di Berkeley, ma oggi vive a Brooklyn. Questa volta abbandona il formato del racconto breve che lo avvicinava strutturalmente, oltre che semanticamente, allo scrittore Raymond Carver cimentandosi in un lungo romanzo (illustrato). Una lieve imperfezione è apparso a puntate sulla sua pubblicazione personale “Optic Nerve”, ed è stata recentemente pubblicata come una graphic-novel dalla Bur nella sezione 24sette.

Ballata per Fabrizio De Andre'

BALLATA PER FABRIZIO DE ANDRE' di Sergio Algozzino
Cartonato, 112 pg. b/n - 15,00 euro - BeccoGiallo Editore

Non una biografia, ma un omaggio: questo forse è il primo significato del lavoro fatto da Sergio Algozzino su Ballata per Fabrizio De Andrè. Credo che proprio al cantautore genovese, purtroppo scomparso l'11 gennaio 1999, sarebbe piaciuta l'idea, lontana da ricostruzioni apolegetiche e sensazionalistiche o dalle tentazioni del culto della personalità, cose che lui rifiutò sempre.
Nel fumetto, Algozzino sceglie di non far apparire il destinatario di questa dimostrazione di affetto e rispetto, preferendo invece organizzare un incontro virtuale fra i personaggi delle sue canzoni, dai più celebri Tito, Marinella o Bocca di Rosa fino a figure "secondarie" come Il Gorilla o Il Bombarolo. Fabrizio, dunque, nel racconto non appare e non parla, anche perchè Algozzino immagina, per la sua "Ballata", che i protagonisti nati dalla fantasia del cantautore si incontrino proprio per dare il loro ultimo e personalissimo saluto al proprio creatore, appena dopo la sua scomparsa.

La Compagnia della Forca - sett 2008

Tempo fa... LA COMPAGNIA DELLA FORCA di Magnus | Romanini
Ristampa - 10 Volumetti Brossurati, 256/270 pg. b/n cad.
4,90 euro cad. - Marzo 2005/Gennaio 2006 - Panini Comics

Tempo fa, credo si trattasse della fine degli anni ’70, trovai in edicola un fumetto che dire che mi appassionò è dir poco, si trattava de La Compagnia della Forca, se non ricordo male vennero pubblicati i primi sei o sette numeri, certo io non potevo immaginare che a causa delle scarse vendite si poteva d’amblè chiudere una testata e se lo avessi potuto immaginare certo non ci avrei creduto, primo per l’eccelsa qualità del prodotto e secondo perché leggendolo mi sbellicavo dalle risate, insomma una vera immersione nella fantasia e nel divertimento. Come si poteva credere che un prodotto tanto bello fosse piaciuto a pochi?


Pugacioff: Almanacchi & Strenne, di Giorgio Rebuffi


PUGACIOFF, ALMANACCHI E STRENNE
a cura di Giorgio Rebuffi | Luca "Laca" Montagliani
Volume brossurato, da richiedere a: Annexia Edizioni


"Sul Lupo lo stile di Giorgio Rebuffi giunge alla piena maturità: i personaggi "recitano" con tutto il corpo con grande dovizia di irresistibili smorfie e le gag si susseguono ad un ritmo incalzante. Un ritmo narrativo di una spanna più alto della gran parte delle altre storie che compaiono sugli albi antologici che le ospitano."
[Spiri - dall'introduzione a Almanacchi & Strenne]

Una delle cose pià belle dell'edizione 2008 di Torino Comics è stata, per chi scrive, il rinnovato incontro col Maestro Giorgio Rebuffi.

Gli Archivi di NEXUS - sett 2008


GLI ARCHIVI DI NEXUS Vol. 1 e 2 di Mike Baron | Steve Rude
2 vol. cartonati, vol. 1 - 112 pg. b/n - vol. 2 - 112 pg. colori - 15,00 euro cad. - Bottero Edizioni


Nexus ha senso, come ha senso opporsi alla deriva del gusto [...] Nexus ha senso perché esiste il Valido e il Non Valido, ed è compito del lettore riuscire ad operare il discernimento necessario a scoprire il primo ed evitare il secondo come la peste." -- Wu Ming 2481, dalla Prefazione a Gli Archivi di Nexus vol. 1


Concentrarsi per l’ennesima volta sulla modernità della saga di Nexus, capolavoro di quei geni assoluti che rispondono ai nomi di Mike Baron (testi) e Steve Rude (disegni), significherebbe riempire di già-detto-altrove (e certamente meglio) le prossime righe.
Ottime recensioni, brevi e lunghe, sono già apparse su alcuni dei migliori siti a tema fumettistico d'Italia.
Dunque perché parlarne, qui, ancora?
Perché fumettidicarta non rinuncia alla sua modesta "vocazione", che è quella di parlare di ciò che ci appassiona, che siano produzioni antiche o no, cool o decisamente demodé, con l'unico scopo di cercare di trasmettere a chi ha la pazienza di leggerci, almeno un po' delle belle sensazioni provate durante la lettura dei nostri fumetti preferiti. E Nexus è uno dei nostri fumetti preferiti.

Clerici Vagantes - voll. 1 e 2 - estate 2008

CLERICI VAGANTES e IL GIORNO DEL GIUDIZIO di Andrea Marchi | Gianluigi Giorgetti | Valentino Menghi - Brossurati, 64 pag, b/n cadauno 12 euro - Atuttotondo Edizioni


"Io la stampa la invento, ma se poi i
Clerici ci fanno un fumetto? Non potrei sopportare una simile responsabilità" [J. Gutemberg, 1450]

Sotto quegli innocui nomi da impiegati statali - "Andrea Marchi" e "Gianluigi Giorgetti", pensate un po'! - si celano in realtà i temibili Clerici Vagantes, duo comico-giullaresco con un'energia da vulcano in ebollizione.

SUPERANARCHICO The Shit Quiz Puppet - giu 2008


SUPERANARCHICO The Shit Quiz Puppet di Michele Bramucci | Maurizio Manfredi
Brossura con sovracoperta, 120 pag, b/n - 12 euro - Bottero Edizioni

"Se esite qualcosa di politicamente scorretto e lontano dalla buona creanza che si apprende nelle scuole di fumetto, il suo nome è
Giuseppe Parker, in arte Superanarchico".

[Enrico Brizzi, dalla Prefazione a The Shit Quiz Puppet]

The Shit Quiz Puppet: non è un bellissimo titolo jazz?
Da un bel po' di tempo la Bottero Edizioni ne azzecca parecchie e se il successo tarda ad arrivare non è certo colpa delle proposte della piccola e agguerrita e tenace Casa Editrice, ma di un pubblico certe volte un po' asfittico e conservatore che preferisce puntare ed investire sempre e comunque sulla sicurezza, magari un po' noiosa, delle "solite" proposte.

domenica 25 ottobre 2009

Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli - feb 2008

Le carriere fumettistiche dello scrittore Matteo Casali e del disegnatore Giuseppe "Cammo" Camuncoli non sono inscindibili ma presentano comunque molti punti di contatto fin dal 1990, quando i due frequentano un corso di fumetto tenuto a Reggio Emilia da Otto Gabos e Onofrio Catacchio.
Grazie alle dritte che arrivano dagli insegnanti il quindicenne CamuncoliJim Lee – una passione per disegnatori come Kent Williams, Ted McKeever, Duncan Fegredo, Marc Hempel (futuro inchiostratore dello stesso Camuncoli su Swamp Thing) e Chris Bachalo, e conosce gli autori basilari (i vari Miller, Gaiman,
McKean, Otomo, Mattotti, Berardi, Milazzo e altri). Sia lui che Casali, inoltre, si appassionano alla fiorente linea Vertigo che in quel periodo iniziava ad arrivare in Italia grazie alle edizioni della Comic Art. Probabilmente è proprio grazie alla lettura di fumetti come Sandman (il sesto episodio intitolato 24 ore) che i due iniziano a gettare le basi per Bonerest.

giovedì 15 ottobre 2009

L'archivio di fumettidicarta.it

Non fa mai male ricordarlo: questo blog è l'archivio della webzine sui Fumetti fumettidicarta.it ed è in perenne aggiornamento.
In questo blog si trovano tutti (tutti!...) gli scritti - articoli, recensioni, analisi, dossier, interviste... - apparsi sulla webzine dal 2001 ad oggi; anzi per ora siamo arrivati al maggio 2008...
La webzine originaria - http://www.fumettidicarta.it/ - è viva e attiva e prosegue la sua avventura.
ciao!
Orlando Furioso

lunedì 12 ottobre 2009

Martian Manhunter - mag 2008

MARTIAN MANHUNTER voll. 1 e 2 di John Ostrander (testi) e Tom Mandrake (disegni) + Ospiti - il vol. 1 raccoglie Martian Manhunter nn. 0 - 17 e 1.000.000 [1998 - 2000]; il vol. 2 raccoglie i nn. 18 - 36 [2000 - 2001] - ogni volume: brossura, colore, 464 pag. - Euro 19,95 Planeta-DeAgostini Editore

Uno splendido personaggio, il Martian Manhunter, J'onn J'onzz da Marte.
Creato nel 1955, il Segugio di Marte avrebbe potuto essere uno degli innumerevoli cloni del blasonato Superman: alieno, apparentemente unico superstite della sua razza, fortissimo, praticamente invulnerabile, con la capacità di volare e una sorta di vista calorifera...
Ma J'onn J'onzz, oltre ad avere dei fantastici poteri che il buon vecchio Uomo d'Acciaio non possiede, come la telepatia e la capacità di rendersi intangibile, ha una caratteristica che permea non solo il suo essere, ma la sua stessa potenzialità narrativa: è un mutaforma.

Cheat - mar 2008


CHEAT di Christine Norrie
brossura con sovracoperta, b/n, 72 pag. euro 10,00 - Bottero Edizioni

Bastano poche tavole e Christine Norrie ti trascina dentro una storia che si fa penetrare intimamente perché vivibile da ogni persona.

Certo, questo non basta, bisogna anche saper raccontare: Christine Norrie ne è capace.

Negli elogiativi e pubblicitari commenti scritti in quarta di copertina di Cheat viene citata, a parere di chi scrive in modo non del tutto appropriato, la soap-opera, forma di narrazione in cui spesso le situazioni roteano vorticosamente sfociando talvolta nell'assurdo.
Cheat - originariamente pubblicato negli USA dalla ONI PRESS - invece è una romance storysoap, non foss'altro perché si tratta di un volume unico autoconclusivo.
L'autrice privilegia un tipo di narrazione realistico e proprio in questo sta la forza della sua storia: non accade nulla di eclatante eppure, come si diceva poco sopra, in poche tavole si viene catturati in una lettura serrata, come la vita; languida, come certi momenti della vita; anche banale, com'è la vita quasi sempre; emozionante...
con un approccio diverso da quello tipicamente

LA STORIA

A New York City Marc e Janey hanno appena traslocato; Anna e Davis sono i loro nuovi simpatici vicini; due coppie simili per età ed estrazione sociale, persone intelligenti, con diversissimi gradi di sensibilità.

Entrambe le coppie vivono una crisi, detta o meno che sia, e tutte e quattro le persone cercano un senso alle cose e alla relazione che stanno vivendo.
Solitudini e amicizie mancate vengono ad incunearsi maliziosamente, e tragicamente, tra le pieghe della crisi in atto andando a stravolgere per sempre i traballanti(ssime) equilibri.
Infedeltà, prima di tutto verso se stessi, vengono inizialmente scambiate per ciò che non potranno mai essere (consolazione, acquietamento, serenità...) e la consapevolezza che ne deriverà sarà durissima per tutte le persone coinvolte.

Si è già detto poco sopra che in Cheat non accade nulla di eclatante; e allora dove sta l'aspetto coinvolgente, interessante, gratificante che viene dalla lettura di questa storia a fumetti?
Sta nel fatto che, oltre ai disegni cui si accennerà più avanti, la storia è raccontata da Christine Norrie in maniera molto toccante, commovente e con un'intensità molto potente.

La primissima sensazione, dura giusto la lettura delle prime due-tre tavole, può essere quella del "luogo comune", i personaggi della storia inizialmente sbattono in faccia a chi legge la loro tipicitàpersone e le persone, per quanto si dica e si insista sull'unicità di ognuna, alla fin fine si somigliano tutte e questo è bello e terribile allo stesso tempo. Qui nessuno è "meglio" di nessun altro e le scelte fatte, o non-fatte, sono tutte ampiamente detestabili, inevitabili, condivisibili o chi lo sa... tratteggiata comunque in modo delicato. Poi improvvisamente i personaggi cessano di essere tali, di recitare quindi, e diventano

Il racconto tocca corde cui normalmente - ad avere un cuore che non è di pietra, s'intende - si è tutti quanti sensibili, molto sensibili e in più l'autrice ci sa fare parecchio nello scuotere chi legge, facendogli provare rabbia, tristezza (tanta) e commozione, oltre a un senso di tragicità e ineluttabilità che fanno male al cuore, quindi bene alla mente visto che stimolano per forza riflessioni profonde...

I DISEGNI

Delicati, dolci, malinconici. Disegni tracciati con uno stile personale, che paga con grazia gli inevitabili debiti con altri e più famosi artisti per poi giungere a una sintesi che contiene in se', contemporaneamente, una gran delicatezza e una certa forma grezza che aggiunge fascino al segno.

Le grandi vignette in cui non compaiono persone pare trasudino una sorta di ineluttabile stanchezza.

...come diavolo fa un disegno a "trasudare ineluttabile stanchezza"?!?... Chissà.
Forse, al di là della sacrosanta soggettività grazie alla quale ognun vede ciò che vuole e ciò che può - e sa - forse, si diceva, i disegni della Norrie riescono a trasmettere la malinconia e l'instabilità caratteristiche di un'intera generazione.

E' come quando si è in una stanza vuota, che non si conosce bene e della quale non si conosce a fondo l'abitante: ecco che guardando gli oggetti che compongono l'ambiente, respirandone l'atmosfera stessa, ci si fa un'idea, giusta o sbagliata che sia (ma può esistere in questo campo un'idea "sbagliata"?...) delle emozioni che hanno dimorato o che ancora dimorano lì.
Christine Norrie coi suoi disegni riesce a trasmettere questo tipo di sensazioni in modo forte.

I bianchi e i neri sono usati morbidamente per conferire particolari emozioni, per aumentare l'intensità di un momento; tanto bianco smarrisce, molto nero rende pesanti le emozioni vissute in quell'istante, la loro alternanza comunica l'insicurezza e l'instabilità, i fraintendimenti e le illusioni destinate a rimanere deluse.

Un cenno alla bellissima copertina - che si può ammirare a colori nella sovracoperta e in bianco e nero sulla copertina sottostante - la cui figura principale ricorda le giovani donne protagoniste dei romance/love comics pubblicati da Marvel e DC negli Anni 60 e 70, mentre il design generale di Kelley Seda impreziosisce il tutto con suggestioni neo-liberty.

Orlando Furioso

Neuro Habitat - mar 2008


NEURO HABITAT. CRONACHE DELL'ISOLAZIONISMO di Miguel Angel Martin
brossurato, b/n, 80 pag. euro 11,00 - Coniglio Editore - 2008

Neuro Habitat. Cronache dell’isolazionismo di Miguel Ángel Martín è la cronaca della vita di un giovane esiliato di sua volontà in una casa refrattaria alle emozioni che cercano di penetrare dall’esterno. Non è un emarginato: la notte di capodanno riceve un messaggio telefonico da una ragazza che vorrebbe fargli vedere la lingerie rosa. Potrebbe avere una fidanzata, la famiglia… e invece il suo eremitaggio nell’alveare di condomini metropolitani è una scelta ponderata che lo porta a cercare di allontanarsi dai rapporti con le cose fatte di carne, siano esse umane, animali o vegetali.

Martín racconta la cronaca di questo isolazionismo con uno stile essenziale, creando tavole in cui nemmeno una linea o una didascalia è lasciata al caso, e lo storytelling fluente mette a nudo le debolezze di un individuo che tenta inutilmente di mascherare crepe di vuoto e indecisione.
Fin dalla numerazione dei capitoli (pag. 5), fatta con il sistema binario, Martín offre degli spunti ai lettori. La numerazione binaria, utilizzata in informatica come linguaggio dei computer, fa pensare che la tecnologia deve avere un ruolo centrale, e infatti voltando pagina arriva l’immediata conferma. Nella prima tavola a fumetti (pag. 7) Martín descrive l’interno di un appartamento freddo (gelido) e spoglio, incominciando da un campo medio su un corridoio arredato unicamente con due lampade a muro, per poi indugiare sui dettagli di mouse, telecomando, altoparlanti, segreteria telefonica, telefonino e di un poster dei Magma (gruppo musicale che scrive i testi delle canzoni in una lingua artificiale chiamata kobaïano). Proprio un’incomprensibile canzone dei Magma, Theusz Hamtaahk, fa da sottofondo alle sei vignette che presentano al lettore l’appartamento.

L’asetticità, la mancanza di vita e la lingua kobaïana strana e inaccessibile fanno provare un sentimento di distanza e distacco dall’abitante della casa, una persona che usa la tecnologia come una sorta di barriera fra sé e l’esterno (“esterno” inteso tanto nel senso di altri personaggi del fumetto quanto del lettore). La scelta di ascoltare i Magma è sintomatico del modo di pensare dell’abitante della casa; nel primo album (Kobaïa, 1970) il gruppo francese di rock progressivo racconta la storia di alcune persone che scappano da una Terra destinata alla distruzione per stabilirsi sul pianeta Kobaïa, diventando un nuovo popolo, i Kobaïani, sradicato dal pianeta d’origine (da Wikipedia). Come i Kobaïani, anche l’alieno di Martín vuole lasciarsi alle spalle i terrestri.

Nelle due pagine successive (8 e 9) il lettore fa la conoscenza dell’individuo che vive nella casa spoglia e bianca come un ospedale. Sembra un marziano (o un kobaïano, se mai qualcuno è riuscito ad avvistarli), ma l’ipotesi extraterrestre va rigettata. Probabilmente Martín lo raffigura glabro, senza naso e con gli occhi da rettile affinché il lettore lo percepisca come uno straniero in cui non trovare nulla di familiare se non l’eco di una fantascienza classica che risuona nel volto. Consuma un pasto preconfezionato e plasticheggiante in stile McDonald, e un finto albero di Natale minimalista a forma di lisca di pesce crea un’atmosfera surreale e accentua la distanza dagli esseri viventi che stanno al di fuori della scatola/appartamento.

Nei capitoli successivi, a dispetto della voglia di isolarsi e di annullare i sentimenti traendo ispirazione dagli oggetti tecnologici con i quali si è circondato, l’alieno si mette continuamente in relazione con altri esseri viventi provando la più vasta gamma di emozioni. In tutti i brevi capitoli del fumetto ascolta, guarda o incontra fidanzate, serpenti, operatori del pronto soccorso, gatti, emitteri, genitori, fattorini, presentatrici televisive, prostitute, attrici porno o adolescenti asiatici asessuati. Ed ogni volta manifesta noia, curiosità, dispiacere, crudeltà, indifferenza, tristezza, gioia o ansia. Alla faccia del millantato isolazionismo!

L’alieno vive in bilico fra la voglia irrefrenabile di urlare la propria individualità e unicità e la presenza prepotente di una società massificata e omologante che si insinua sotto tutte le forme, dal cibo preconfezionato alla moda imposta dall’alto.
La vera beffa è che anche lui si è trasformato in modello da imitare e duplicare, trasformando il suo isolazionismo in qualcosa che il lettore può osservare, sezionare e studiare. O forse quello che a lui sembra un originale stile di vita non è altro che quello che succede a tutti i suoi simili (e di cui nessuno può venire reciprocamente a conoscenza) nella miriade di palazzi e grattacieli che lo circondano.

Luigi Siviero

Irripetibili - Le grandi stagioni del fumetto italiano


IRRIPETIBILI - LE GRANDI STAGIONI DEL FUMETTO ITALIANO
di Luca Boschi
352 pag. + 32 di illustrazioni a colori - euro 28,00 - Coniglio Editore


"Per poter apprezzare bisogna prima conoscere, e per essere spinti alla conoscenza bisogna avere la curiosità di scoprire." Luca Boschi, dalla prefazione a Irripetibili

L'AUTORE

Una presentazione esaustiva di Luca Boschi richiederebbe moltissimo spazio e una competenza che l'estensore di queste righe purtroppo non ha.

Sono pressoché innumerevoli le sue collaborazioni, le sue direzioni, i progetti e i volumi che ha scritto, curato e sta curando; se un volume, una collana, un qualsiasi progetto, ha lo "zampino" di Luca Boschi, si può stare tranquilli che si tratterà sempre di ottimi prodotti, realizzati invariabilmente con grande passione, competenza sterminata, cura e amore.
E' anche Direttore Culturale del Salone Internazionale Napoli Comicon, e ha ricoperto la medesima carica per Lucca Comics, oltre a collaborare con molte altre prestigiose manifestazioni internazionali, il cui elenco occuperebbe parecchie righe.

Luca Boschi ha anche diretto e coordinato alcune tra le più belle - a parere di chi scrive - riviste di fumetti, come ad esempio, negli Anni 90, Horror, poi diventata DC Comics PresentaComic Art), riviste che ancora si rileggono con grande piacere, compresi i begli editoriali che accompagnavano il lettore in territori a quell'epoca ancora sconosciuti. Fu proprio in quelle riviste che in Italia vennero presentati per la prima volta i personaggi della Vertigo, che cambiarono per sempre la concezione stessa del fumetto popolare statunitense.

Tornando al presente: la consultazione del suo Blog oltre a garantire piacere e divertimento intelligenti, fornisce agli appassionati moltissime informazioni non solo sul fumetto, ma anche sul cinema di animazione e l'illustrazione, altrimenti irreperibili, specialmente in lingua italiana.
(entrambe edite dalla rimpianta

Luca Boschi - storico, critico, esegeta del Fumetto, autore e sceneggiatore, insegnante alla Scuola di Comics di Firenze e uno dei massimi esperti di fumetto italiano - ha un grande dono, cioè quello di scrivere, sempre, in maniera felice ed interessante.
La sua scrittura colta ma scorrevole a un tempo, quindi fruibile da un'amplissima fascia di lettori e lettrici, cattura l'attenzione, stimola riflessioni, riesce a non essere mai "pesante" anche quando si addentra nel dettaglio tecnico.

IL LIBRO

Le 352, illustratissime pagine di IRRIPETIBILI - Le Grandi Stagioni del Fumetto Italiano, sono molto dense di storie, tutte raccontate da Boschi con dovizia di particolari, specialmente particolari umani, quei particolari cioè che rendono il dettaglio tecnico più comprensibile, umano esso stesso perché frutto di passione e, quasi sempre, di amore.
Parola grossa, "amore", eppure calzante per questo splendido, indispensabile saggio, atteso da tempo e che non a caso va a colmare un bisogno di notizie, storie ed informazioni su un periodo - e un argomento - ricchissimo di avvenimenti, rivoluzioni, cadute, assalti, litigi e, appunto, amore (ach, di nuovo quasta parolina così imbarazzante...).

E' proprio l' amore una delle molle che permette la nascita, negli Anni 60 e 70, di quelle riviste di fumetti di importanza epocale in Italia: da Linus a Horror, dal Corriere dei Piccoli con storie di Toppi, Battaglia, Hugo Pratt (...incredibile, eh?... lo sanno i giovani lettori che Una ballata del mare salato fu serializzata anche sul Corriere dei Piccoli nel 1971?...), da l'Intrepido a Il Mago e via via fino ad arrivare a Metal Hurlant, Frigidaire, Il Grifo, la vituperata - perlomeno da chi scrive - Corto Maltese.
Oltre a decine di altre riviste, non sopravvissute alle periodiche ecatombi, che seppur importanti storicamente sarebbero consegnate al dimenticatoio se non esistessero libri come questo IRRIPETIBILI. "Si sono sprecati i numeri zero che non sarebbero mai stati seguiti dagli uno", come ricorda giustamente Luca Boschi nella prefazione; e aggiunge, a proposito del pericolo di dimenticare la propria storia: "Chissà, forse il consumo iperveloce di notizie, idee e storie, accelerato dai ritmi della fruizione televisiva che alterano nel profondo i modi del pensiero dei teleutenti hanno contribuito anche per i fumetti a sviluppare questo truce fenomeno di smemoratezza collettiva..." (p. 6 op. cit.) .

Un percorso già di per se' molto affascinante che Luca Boschi offre con partecipazione, enorme competenza - anche perché in molte, moltissime delle cose narrate... lui c'era - e quella felicità di scrittura, uno dei suoi doni, cui si accennava poco sopra.
I nomi, i fatti, le storie, i personaggi: tutto diventa vivo e vivido, anche quando, nella realtà, molti dei protagonisti di IRRIPETIBILI non sono più tra noi da molto tempo.

In questo libro si incontrano senza vicendevoli imbarazzi Andrea Pazienza e Teddy Bob, non per un peloso senso di "democratico" appiattimento, ma perché tutto concorre alla formazione di quella categoria astratta, eppure così sentimentalmente pregnante, che è (ed è stato) il Fumetto Italiano.
Scopriamo per esempio che molti mostri sacri del comicdom italiano hanno cominciato disegnando e/o sceneggiando su tascabili che non avevano certo la patente di "nobiltà".

Con i capitoli intitolati La Golden Age del Fumetto Italiano Luca Boschi entra nel vivo di un periodo che ha coinciso con il suo forte coinvolgimento personale nelle esperienze fumettistiche più dense e importanti del periodo. Il racconto si fa, se possibile, ancor più appassionato/ante, sviscerato nel dettaglio, sempre senza mai dimenticare il lato squisitamente umano di quelle storie.
Il gruppo Valvoline, eppoi Totem, Pilot, Frigidaire, e ancora L'Eternauta, Comic Art... e gli autori, i preferiti come Magnus, Giardino, Micheluzzi...

"EVVIVA IL FUMETTO D'AUTORE!" (p. 121 op. cit.)

Informazioni e considerazioni, dati, racconti ricchi e appassionati: Luca Boschi a questo punto si schiera apertamente col cosiddetto "fumetto d'autore", o "di prestigio".

Senza minimamente sfiorare gli "isterismi" abbastanza tipici, ultimamente, dei contemplatori di ombelichi (in genere i propri...) pontificatori del disprezzo verso tutto ciò che viente identificato come "basso", "popolare" o, non sia mai!, "da edicola", il libro di Boschi tra i tanti meriti ha anche quello di mostrare in modo organico, chiaro e onestissimo un punto di vista appunto schierato e proprio per questo rilevante anche emotivamente, significativo e interessante persino per quei lettori "vecchi" e reazionari come l'estensore di questa "recensione".

[Anche se, personalmente, e mi scuso per l'uso della prima persona che però qui è indispensabile, quando penso ad esempio ai Giovanotti Mondani Meccanici a me viene davvero la famosa "orticaria", così come quando ricordo le commistioni tra griffe, cioè quanto di meno rivoluzionario esista, e fumettari "in odore" di rivoluzione tipica dei Meravigliosi Anni Ottanta...]

Ma è anche questo uno dei compiti di uno storico del fumetto: riportare, sempre con sentimento e delicatezza come fa Boschi, coi piedi per terra chi, magari un po' mummificato nella nostalgia, ha questi ricordi mitici di un'epoca simile all'El Dorado dei fumetti, o meglio: dei fumetti in Italia; un'epoca d'oro nella quale i fumetti si trovavano in ogni casa e tutti leggevano Tex e in ogni bottega di barbiere della Penisola si ammonticchiavano alla rinfusa Kriminal e Satanik, Diabolik, Zagor, gli Albi di Topolino, ABC e Menelik e ogni altra delizia disegnata. Il lavoro di uno storico del fumetto è anche quello di aiutarci a discernere ciò che è ricordo, nostalgia, speranza, da quello che era, invece, la realtà vera. Giovanotti Mondani Meccanici compresi.

Comunque un'ipotesi del perché siano morte le riviste a fumetti in Italia potrebbe essere proprio l'eccessiva cesura che il "fumetto d'autore" ha provocato; cesura sviluppatasi tra il "tipico" lettore/appassionato di fumetti e la poca comunicazione/comunicatività degli Autori, presi questi ultimi da una sacrosanta volontà artistica, di sperimentazione e di libertà che forse però li ha allontanati troppo dai desideri dei lettori, che sono alla fin fine, ahimé, gli acquirenti dei fumetti.

Concludo queste righe di grande ammirazione per Luca Boschi e per il suo IRRIPETIBILI - Le Grandi Stagioni del Fumetto Italiano consigliandone l'acquisto e la lettura non solo ai "già convertiti", ma proprio alle persone che, come chi ha scritto questa modesta recensione, hanno dei pregiudizi o credono di avere dei "conti in sospeso" con certi periodi della comunque ricchissima, appassionante, irripetibile storia del fumetto italiano.

Si dice sempre che "questo libro non deve mancare nella biblioteca di ogni appassionato", ma in questo specifico caso l'affermazione non ha proprio nulla di retorico.

Buona, anzi ottima, lettura!

Orlando Furioso

Capitan America è morto - nov 2007


CAPITAN AMERICA E' MORTO
Captain America Vol. V, # 25 di Ed Brubaker | Steve Epting
in Italia su THOR E I NUOVI VENDICATORI n. 104 - Panini Comics

Capitan America è morto.

Ormai lo sapevano tutti, ma ora che la storia è stata pubblicata anche in Italia (su THOR 104 della Panini Comics) finalmente è possibile parlarne liberamente.

Con la vittoria dei supereroi pro-registrazione alla fine della saga CIVIL WAR, Steve Rogers si è consegnato alle autorità per garantire ai suoi compagni ribelli una seconda possibilità. L’eroe a stelle e strisce dell’Universo Marvel finisce così nelle mani della giustizia, quella stessa giustizia che per anni ha rispettato e fatto rispettare.

E’ una delle pagine più amare nella vita di Capitan America: in manette, portato in tribunale, si prepara ad un processo che non subirà mai... Da un palazzo Crossbones, un vecchio nemico, gli spara ferendolo. Lo finiscono dei colpi ravvicinati all’addome; a spararli è Sharon Carter, la sua amata “storica”, sotto il controllo ipnotico dello psichiatra criminale Dottor Faustus.

E’ la morte di Capitan America, la morte del Sogno.

Questo, in breve, quello che succede in CAPTAIN AMERICA Vol. V 25, scritto da Ed Brubaker e disegnato da Steve Epting.

Il mio calendario dice che siamo nel 2007. Leggere questi fumetti però mi fa tornare un po’ più indietro: ai primi anni ’90, gli anni dell’evento a tutti i costi, delle morti importanti, degli speculatori.

15 anni fa in questi giorni moriva Superman, e giornali e tv non parlavano d’altro. Il primo supereroe era morto, ucciso dai violenti colpi di Doomsday. Un “evento memorabile” per i fan affamati di colpi di scena, la “solita trovata pubblicitaria” per chi i fumetti non li legge.

La morte di Superman, la paralisi di Batman, la follia di Lanterna Verde, il clone dell’Uomo Ragno, la morte di Mr. Fantastic... lo stesso Capitan America in quegli anni si ammalò gravemente (per poi guarire dopo circa un anno).

E ora, in un periodo in cui i Nineties vengono visti come la più nefasta delle piaghe d’Egitto ma in realtà non smettono di essere fonte di ispirazione per troppi autori, la storia si ripete. Muore Capitan America perché le case editrici non hanno imparato la lezione. 10/15 anni dopo siamo sempre lì, con le solite morti, i soliti “eventi storici”, i “niente tornerà come prima”.

Saranno contenti gli speculatori: anche stavolta potranno sognare di fare miliardi rivendendo le loro copie di CAPTAIN AMERICA 25, così come fecero con X-MEN 1 o SUPERMAN 75 (che oggi si trovano svenduti in quantità industriali). A pochi giorni dall’uscita, su E-bay si trovava già venduto a 100 Dollari... Per non parlare di tutte quelle belle variant e ristampe che sono spuntate come funghi.

Saranno contenti anche quei fan a caccia di “coolness”, quelli che sperano che tutti sia definitivo e che il redivivo Bucky Barnes (altra “geniale” trovata) prenda il posto del defunto amico. Il loro unico desiderio è dire “io c’ero!” su qualche board.

Sarà contento pure Quesada, insieme allo staff Marvel, dato che di Capitan America nessuno parlava mai. Ora è sulla bocca di tutti. Che importa se i non lettori diranno che è “la solita trovata pubblicitaria”? L’importante è che se ne parli; bene o male... che importanza ha?

Tutti contenti, allora? Beh, no. Io non lo sono. E ringrazio Fumettidicarta per aver concesso a questo lettore di Cap da tanti anni di dire la sua in questo spazio...

Non ne posso più di questi eventi. Tutti a parlare male di quei brutti e cattivi anni ’90, ma nel frattempo sono applausi continui per “idee” che recuperano il peggio di quel periodo. La Guerra Civile, l’Uomo Ragno smascherato, la morte di Capitan America... basta, per favore. Basta, fatemi leggere delle storie. Sono ANNI che non leggo un ciclo decente di Capitan America. Anche questo tanto osannato Brubaker si è limitato a ripescare i soliti nemici di Cap e a far resuscitare Bucky, il morto più morto del Marvel Universe (necrofilia fumettistica, se vogliamo chiamarla con il suo nome). Possibile che non riescano a produrre delle storie che sappiano essere appassionanti, coinvolgenti, emozionanti, vive... senza far morire o resuscitare qualcuno?

In questi ultimi anni, insoddisfatto dalle più recenti gestioni del personaggio, mi sono buttato sui CAPITAN AMERICA Corno. Ho conosciuto così le storie di Lee, Friedrich ed Englehart, disegnate da Kirby, Colan, Romita, Buscema... un altro pianeta, rispetto alla mediocrità del Cap del 2000.

Intendiamoci, la storia di CA 25 non è neanche brutta. E' scritta più che dignitosamente, ben disegnata. Però non è quello che voglio da questi fumetti. E' solo un evento crea hype. Fatto anche benino, per carità, ma sempre evento crea hype rimane. Come negli anni '90.

Altro sale sulla ferita, la continua ricerca del realismo, ormai regola numero 1 di gran parte dei fumetti Marvel post-11 settembre, colpisce ancora: Steve Rogers muore sui gradini del tribunale, a causa di ferite da arma da fuoco. Un attentato che ricorda quello in cui morì il presidente Kennedy. Una morte realistica, certo, ma così ingloriosa... un simbolo, una macchina da combattimento come lui, privato anche della possibilità di andarsene sul campo di battaglia. Ucciso da un "banale" attentato, senza la possibilità di difendersi. Come nel mondo reale, certo... che però non è l'Universo Marvel, nonostante la tendenza degli ultimi anni di eliminare il sense of wonder a favore di un più cupo (e per me sgradevole) realismo..

Capitan America è uno di quei personaggi completamente positivi che al giorno d'oggi non hanno la vita facile. Tra tanti eventi drammatici, tra tanto grim and gritty, può piacere ancora ai lettori un nobile eroe fuori dal suo tempo, "relitto" di un passato che per lui non è mai morto? Cap dava sicurezza, lui stesso era una certezza: qualsiasi cosa succedesse, era sempre in prima linea, pronto a fare la cosa giusta. Forse non era cool, ma era un autentico eroe. Vero e proprio esempio di ottimismo, di quell'American Way of life che a volte sembra solo un'utopia, Steve rappresentava non l'America, ma il Sogno Americano, i valori sui quali si basa la più grande Nazione democratica del mondo. La sua morte, per i cittadini del Marvel Universe, è la morte di quel sogno, di quell'ottimismo che (anche) stavolta ha perso contro la dura realtà.

E ora, che succederà all'eroe creato nel 1941 da Joe Simon e Jack Kirby? Tornerà? Non tornerà? Immagino che, con il film in uscita, riapparirà più in forma che mai. Per ora, però, l'Universo Marvel e i lettori perdono uno degli eroi più conosciuti e rappresentativi. E il mondo del fumetto è un po' più vuoto (ma la serie regolare, che esplora le conseguenze dell'evento, continua).

A presto, Cap!

Francesco Vanagolli

Il Grande Male - feb 2008

Il Grande Male di Paolo Cossi - 144 pag b/n, euro 14,50 - Hazard Edizioni

In questo libro Paolo Cossi affronta un tema dimenticato dai più: il genocidio degli armeni da parte dei turchi, perpetrato tra il 1914 e il 1916 e definito ancora oggi dagli eredi dei sopravvissuti "Medz Yeghern", "Il Grande Male". Una tragedia terribile per le sue dimensioni (il bilancio finale fu di più d'un milione di vittime) e per la feroce premeditazione con cui fu attuata.

La difficile convivenza tra gli armeni e i turchi, nell'ambito dell'allora Impero Ottomano, aveva già portato a tensioni e tragedie nei secoli precedenti, ma fu nei primi anni del '900 che i Giovani Turchi (che presero il potere nel 1908, organizzandosi nel partito Ittihad e di fatto esautorando progressivamente il sultanato) instaurarono una dittatura militare che pianificò la "soluzione finale" della questione armena, secondo teorizzazioni e pratiche che nulla ebbero da invidiare alla "soluzione finale" che i nazisti proposero pochi decenni più tardi per gli ebrei.

Nell'ambito di quel gigantesco scontro che fu la prima guerra mondiale (militare e geopolitico, destinato a ridisegnare - assieme al conflitto '40 - '45 - l'assetto planetario, tra nuove potenze emergenti ed imperi ormai al declino), la triade dominante dei Giovani Turchi (i ministri Djemal, Enver Pascià e Talaat Pascià) trovarono una ghiotta occasione per concretizzare quella feroce teoria, mentre l'attenzione del mondo era distratta dalle altre vicende belliche. Omicidi mirati dell'intellighenzia armena, sterminio dei soldati armeni arruolati nell'esercito turco, deportazioni della rimanente popolazione civile (tutta attestata nella parte orientale dell'Impero Ottomano), organizzate secondo l'ipocrita scusa del trasferimento in zone più sicure e lontane dal fronte, e in realtà finalizzate a lasciare i deportati in balia di bande armate o della morte per sfinimento.

E' davvero bello questo libro di Paolo Cossi, almeno per due motivi connessi tra loro. In primo luogo, non è semplice parlare della storia senza rischiare di essere didascalici, senza rischiare che il rigore della ricostruzione prenda il sopravvento sulla parte narrativa. In secondo luogo, quando si prende in esame una pagina di storia a lungo negata o rimossa ai rischi sopra esposti si assommano quelli dell'enfatizzazione emozionale, quasi si debba operare un risarcimento nei confronti di chi ha visto negata un'ingiustizia, assumendo atteggiamenti manichei.

Paolo Cossi evita entrambi questi pericoli. Nel suo lavoro intreccia spunti storici rigorosi e una bella e toccante vicenda tratteggiata da personaggi di fantasia. Così, nel fumetto troviamo la storia di Armin Wegner, un soldato tedesco che, a costo di pesanti ripercussioni personali, fu il primo a rivelare con un reportage fotografico lo sterminio. Apprendiamo poi del tentativo di resistenza armena, e del processo (di alcuni anni successivo) a Tehlirian, un sopravvissuto che assassinò Talaat Pascià, uscendo assolto dal giudizio.

A questi fatti storici, l'autore annoda le vite dei suoi personaggi. Un giovane armeno di nome Aram, ingenuo e terrorizzato da quanto vede accadergli attorno, che raggiungerà la salvezza grazie al pragmatismo e alla generosità di Murat, suo coetaneo turco che saprà vincere la naturale diffidenza di Aram. Cossi lascia poi scivolare tra le righe del suo racconto un incrocio di destini, narrandoci dell'amicizia nata durante la deportazione fra la giovane Sona e la madre di Aram. La prima è una giovane armena che si salverà dal massacro e si sposerà proprio con Murat; la seconda non ce la farà, e il figlio - per usare le sue parole - non saprà neppure come o di cosa sia morta la madre ("di lei non mi rimane nulla, se non l'immagine confusa di quando partì per il Caucaso"), e neppure scoprirà della casuale e fugace amicizia nata fra la madre e la futura moglie dell'amico turco.

Sul piano grafico, Cossi è ugualmente bravo nell'evitare scene eccessivamente truculente o crude e nel disegnare le sue tavole con un ritmo incalzante ed un ottimo storytelling. Altra scelta grafica da me molto apprezzata è l'aver differenziato lo stile optando per una caratterizzazione precisa nei volti e nelle espressioni, mentre i fondali restano vaghi e indefiniti: non credo si sia trattato di approssimazione, ma di una scelta artistica, quasi che gli sfondi nella loro evanescenza debbano essere paradigmatici della dissoluzione di un popolo, e contemporaneamente andare al di là della puntuale ricostruzione di un singolo caso, diventando denuncia universale di ogni genocidio, avvenuto ovunque e in qualsiasi periodo storico.

Francesco 'baro' Barilli

Gesù contro i Vampiri

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Loaded Bible
Gesù contro i Vampiri

di: Tim Seely, testi;
Nate Bellegarde, disegni;
Mark Englert, chine;
Stefano Caselli, cover

brossurato, colore, cm 16,5 x 25,5, 48 pag.

Euro 6,00

edizioni ARCADIA

domenica 11 ottobre 2009

Gravetown - mar 2008


GRAVETOWN vol. 1 di: Paolo Zeccardo, storia, disegni, lettering e copertine;
Andrea Pistoia, revisione e supervisione testi

volume brossurato, b/n, cm 16 x 22, 100 pag. - EURO 8,00 Cagliostro E-Press - collana DownLoad

"A Gravetown ci sono 111.100 anime. A Gravetown non si vede quasi mai il sole. A Gravetown nevica spesso. A Gravetown il nero della fuligine dei camini si confonde con il nero delle anime dei suoi abitanti. A Gravetown il bianco della neve si riflette nella luce abbagliante che emettono gli occhi fiammeggianti di un angelo caduto. A Gravetown vive Vincent Nightly. A Gravetown vive Lost Amidale." -
Gravetown

Immaginate la città di Halloween, quella di Nightmare Before Christmas (il magnifico film d'animazione in step-motion diretto da Henry Selick e prodotto da Tim Burton), ma senza le risate dei bambini-mostro, senza tutta quella "vitalità", seppur mortifera, senza la banda e senza cani fantasma che abbaiano alla luna.
Immaginate una Halloween più cupa e dark, senza divertimenti, grigia e misteriosa e avrete un'idea dell'atmosfera che si respira in Gravetown.

Paolo Zeccardo, evidentemente cresciuto a pane & manga, riesce a creare con pochi e stilizzati segni un'atmosfera cupissima e claustrofobica che stringe l'anima come un paio di tenaglie di metallo nero.

Sono rimasto incantato da Gravetown sin dalla prima, rapida sfogliata data al volume mentre ero in visita allo stand della Cagliostro E-Press e Bottero Edizioni durante l'ultima Mantova Comics.

Mi piacciono molti manga e mi piacciono le cose dark, resto sempre affascinato dalla malinconia cosmica che si cela dietro una storia gotica e trovo che i demoni siano dei personaggi che, come il nero, stanno bene un po' dappertutto; mi piacciono i tratti cartooneschi e i disegnatori che con pochi segni riescono a creare un'atmosfera.
Tutte queste cose sono le caratteristiche costitutive di Gravetown e trovarcele dentro tutte insieme non può che farmi apprezzare, e molto, questo volume.

Altra cosa da apprezzare senza riserve sono, oltre la bella copertina a colori, le illustrazioni in bianco e nero a tutta pagina (che si possono ammirare a colori sul sito della Cagliostro E-PressGravetown è scaricabile gratuitamente, insieme a dozzine di altri fumetti, in formato pdf) nelle quali l'autore riversa tutto il suo amore e la sua passione per questo tipo di atmosfere. dove tutto

Vari tipi di immaginario, "nipponico" e non, convergono in questa storia: oltre a quello gotico/horror vi trovano spazio situazioni di sentimento profondo, una storia d'amore gay - tra Vincent Nightly, il protagonista della storia e Lost Amidale sono sicuro che non ci sia solo amicizia e la cosa mi fa molto piacere... - e poi ancora demoni e superpoteri, orfani e potenze misteriose, doppelganger e molti segreti da svelare.
Non si pensi a un'accozzaglia però, perché la storia, che prende a modello alcuni tipici stilemi narrativi giapponesi, funziona benissimo e le varie situazioni si incastrano perfettamente tra loro creando suspance e attesa.

Paolo Zeccardo dopo il diploma di liceo artistico ha frequentato la Scuola Romana dei Fumetti e si è dedicato quindi al disegno e alla pittura. Ha inoltre pubblicato delle illustrazioni per riviste pubblicate in Giappone.

Orlando Furioso

Alpen Rose - feb 2008


ALPEN ROSE di Michiyo Akaishi
8 volumetti brossurati mensili, b/n, 192 pag, euro 4,20

Star Comics edita in Italia il manga Alpen Rose di Michiyo Akaishi, pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1983 e noto in Italia soprattutto per aver subito una selvaggia censura nella sua trasposizione animata: fu infatti, tra le altre cose, eliminato ogni riferimento al nazismo e alla II Guerra Mondiale, rendendo in questo modo la storia poco fruibile, quando non poco comprensibile.

La casa editrice perugina prosegue così la lodevolissima pubblicazione di manga classici, spesso inediti da noi come nel caso di Alpen Rose.
La Star Comics non è nuova a scelte che possono apparire controcorrente: ricordo ancora con gratitudine la decisione di pubblicare fino alla fine Rough il capolavoro di Mitsuru Adachi, nonostante le vendite dell'albo fossero tali da giustificarne un'anticipata chiusura.
Ancor oggi alcune delle scelte della Casa Editrice denotano coraggio e passione, come appunto la pubblicazione di manga classici che a una (superficiale) lettura odierna potrebbero apparire "datati", fuori target e quindi poco appetibili.
Invece ci troviamo quasi sempre davanti a dei classici del fumetto giapponese, meritevoli di essere conosciuti e goduti anche dai lettori e dalle lettrici di oggi, sempre che si sia in grado di lasciarsi andare a un tipo di narrazione cui non sempre si è abituati.

D'altronde chi ama i fumetti, da qualsiasi latitudine essi provengano, non dovrebbe avere troppe difficoltà ad immedesimarsi in una storia, sia essa modernissima o "antica", ad immergervisi lasciando fluire le sensazioni e le emozioni che, almeno quelle, non hanno età ne "epoche" di rigida appartenenza.

LA STORIA

La situazione iniziale ricorda da vicino quella già incontrata in Georgie, cioè l'amore tra fratello e sorella, seppur "adottivi", una situazione tipicamente accattivante proprio per la pruderie e lo sconcerto che suscita, in quanto moralmente discutibile. "Fratello" e "sorella" che diverranno via via l'uno il sostegno dell'altra, in un mondo crudele che gira infischiandosene dei sentimenti, degli affetti perduti

Come in molti shojo degli Anni 70 e 80, anche qui l'autrice gioca per un po' la carta dell'androginia che è per ora - siamo al secondo volumetto pubblicato in Italia - l'unica situazione "ambigua" mostrata, in quanto i buoni sono davvero buonissimi e i cattivi sono realmente malvagi.
Persone vengono vendute per denaro, o peggio per innalzare il proprio status sociale, persone vengono tradite per denaro e l'unico modo di emendarsi è la morte, argomento, quest'ultimo, sempre presente, anche perché è appena cominciata la Seconda Guerra Mondiale.

In una situazione di tensione generale, in un'Europa inquieta e giustamente spaventata seppure ancora insonsapevole degli orrori che verranno, tra Svizzera, Austria e Germania si muovono i protagonisti di Alpen Rose: Jeudi, Lundi, il crudelissimo (e improbabile) conte di Goncourt, il generale Henry Guisan, Ashenbach e tutti gli altri personaggi che via via incontriamo lungo la storia.
Jeudi ha circa 13 anni e non sa nulla dei suoi genitori, in quanto è stata ritrovata da piccina senza memoria; Lundi, il suo tenero e innamorato "fratello", fugge con lei alla ricerca disperata di indizi che possano portare la ragazza al ritrovamento delle sue radici, e possibilmente della sua famiglia.

Non certo la più originale delle situazioni, eppure la storia scorre in modo molto piacevole e divertente, anche nelle sue ovvie improbabilità: si sa che i Giapponesi trattano in modo estremamente disinvolto - e per questo a mio parere ancor più affascinante - gli argomenti per loro esotici (e poche cose sono più esotiche dell'Europa della prima metà del '900, per un Giapponese...).
Non ha alcuna importanza, ai fini del racconto - che si propone di emozionare, non certo di tenere una lezione di Storia! - la precisione storica, la congruenza di luoghi, paesaggi e situazioni, perché ciò che l'autrice vuole trasmettere sono i sentimenti: amore innanzitutto, poi paura, tradimento, angoscia, speranza...

Non ci troviamo davanti a un capolavoro immortale, ma Alpen Rose è un manga che si lascia leggere molto volentieri, divertente e denso di situazioni frenetiche e piene di suspence. L'alternanza tra momenti lievi, quasi comici, e situazioni tragiche e angoscianti è ben sviluppata e, per quanto riguarda i primi due volumetti a tutt'oggi usciti, non ci sono momenti di stanca e forse è proprio questa la forza maggiore di Alpen Rose: l'assenza completa di noia.


I DISEGNI

I disegni rientrano negli stereotipi tipici di certo shojo manga, quindi abbiamo figure molto slanciate e sempre con caratteristiche tipiche femminili (maschi compresi). Le tavole sono fitte di vignette, la splash page è usata raramente e solo in situazione diciamo così "estreme"...

A differenza di altri/e mangaka, Michiyo Akaishi non si lascia andare a leziosità su leziosità; il suo segno conserva una certa "seriosità" di fondo, una certa... "grezzezza", ma sia inteso in senso assolutamente positivo.
Personaggi e particolari, sfondi, paesaggi e oggetti, sono curati e ben resi, ma non in senso maniacalmente barocco. E' privilegiata la funzionalità, lo storytelling, anche se non mancano talvolta ardite prospettive "ad effetto". Niente fiorellini e disegnetti a incorniciare le scene topiche; pochissimo usato l'effetto fané: un segno direi quasi sobrio, per quanto sobrio possa essere il disegno di uno shojo, s'intende. Comunque si tratta di un segno accattivante che risulterà certamente gradito a chi è appassionato al genere.

Basandosi sui primi due volumetti usciti, Alpen Rose sembra meritevole di pubblicazione in Italia ed è consigliato a chi ama i classici fumetti giapponesi e ne subisce felicemente il fascino, specie di quelli realizzati negli Anni 70 e 80, ed è consigliato anche a chi abbia desiderio di provare per la prima volta a leggerne uno, proprio per la non eccessiva dose di zuccherosità e leziosità di cui si diceva poco sopra.

Orlando Furioso